Quando l’omofobia rimane viva

Qualcuno li chiama “diversi”, qualcun altro “froci”, qualcuno di ben più celebre “figli della luna”, stiamo parlando dei membri della comunità LGBT (Lesbian Gay Bisexual Transexual) che compongono almeno il 10% della popolazione mondiale. Mentre in tantissimi paesi del mondo si sta legalizzando il matrimonio fra persone dello stesso sesso, qua in Italia invece un ragazzino è costretto a gettarsi nel vuoto per poter placare l’enorme frustrazione causata dai pregiudizi verso la sua omosessualità.

Viene spontaneo chiedersi se siano veri i dati dell’inchiesta dell’ILGA (Associazione LGBT a livello europeo) secondo cui, in una classifica basata sull’accettazione della popolazione LGBT e sull’esistenza di una legislazione che la tuteli, l’Italia si collocherebbe al penultimo posto per quanto riguarda l’Unione Europea.

Abbiamo voluto ascoltare le voci dei giovani che, più o meno direttamente, sono stati toccati dalla discriminazione omofoba. La scelta di intervistare i giovani è dovuta anche al fatto che, sempre secondo l’inchiesta dell’ILGA, la fascia 18 – 30 anni è quella più tollerante. Sarà vero?

Chiara ha diciassette anni ed è da qualche anno consapevole della propria pansessualità (attrazione per una persona indipendentemente dal sesso) ma è riuscita a dirlo solo alla sorella: “Le mie amiche sono omofobe e purtroppo anche i miei: mio padre ha detto che ci dovrebbe essere ancora Hitler per sterminare gli omosessuali”. Giulia invece racconta cosa è successo dopo aver fatto coming out: “Le mie amiche si allontanavano e qualcuno affermava che mi aveva visto avere rapporti sessuali nel bagno della scuola con una ragazza”. Ambra ha diciannove anni e ci dice che, da quando i suoi genitori hanno scoperto che è lesbica, le hanno vietato di vedere le persone a cui tiene.
Da queste testimonianze pare evidente che il primo grande ostacolo da superare sia quello più vicino a noi e quello a cui in genere si tiene di più: gli amici e la famiglia. Personalmente mi rende molto perplesso il fatto che persone che ci vogliono bene (chi più dei genitori dovrebbe voler bene ad una persona?) cambino completamente atteggiamento di fronte ad una non-scelta come i propri gusti sessuali. Se anche essere omosessuali fosse “sbagliato”, che colpa ne avrebbe l’individuo?
La frustrazione di Federico è iniziata già alle elementari: “i miei compagni di classe mi picchiavano e mi prendevano in giro”. Ancora oggi, a diciannove anni, è costretto a sopportare discriminazioni più o meno violente, più o meno volute che però sempre discriminazioni rimangono. Nadia invece a ventiquattro anni non ha ancora fatto coming out della propria bisessualità e questo probabilmente, anche se lei non c’è l’ha detto, perché fortemente scoraggiata dall’ambiente in cui vive.

A causa della omofobia che ormai dilaga in maniera incontrollata, ragazzi come Federico (e anche ragazze) vedono la necessità di rifugiarsi nei cosiddetti “Locali Gay” che però, purtroppo, stanno ormai diventando dei ghetti dove i membri della popolazione LGBT sanno di poter essere se stessi senza aver paura di discriminazioni (anche questo non è sempre vero). Il bar come “luogo di ritrovo” tra individui che hanno gli stessi interessi diventa invece un “luogo di rifugio” perché altrove non si può, per esempio, tenersi per mano tra ragazzi. Per fortuna che comunque i locali gay esistono: almeno rappresentano una valvola di sfogo e un’oasi in mezzo all’omofobia.

Concludo dicendo che non è vero che l’omofobia non esiste e nemmeno che siamo un paese molto avanzato da questo punto di vista: la discriminazione omofoba è presente in tutte le nostre vite. Certe volte è più evidente, come in un pestaggio, altre volte è più velata, “non ho nulla contro i gay ma…”.
Dobbiamo cercare di fare qualcosa per permettere all’Italia di emanciparsi perché, se prima non viene risolto questo problema, a mio parere non si arriverà mai al matrimonio fra individui del medesimo sesso. Tutti gli intervistati si sono mostrati molto scettici a proposito e, personalmente, non posso che tristemente concordare con loro.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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