Il game over del Caimano

27 novembre 2013, ore 17:42, il Senato espelle Silvio Berlusconi dopo un estenuante tira e molla che durava dalla condanna in Cassazione per il Processo Mediaset, ossia da più di tre mesi. La seduta di ieri si è avvicinata alla tragedia greca: le fedelissime di B. (per esempio Santanché) si sono presentate vestite a lutto e, se non fossero state bloccate dal Caimano in un lampo di pudore, avrebbero pure portato dei lumini funerari, Scilipoti urla “buffone!” al Presidente del Senato Grasso e, fuori dal Palazzo, è presente un gruppo di calabresi che si riuniscono sotto lo slogan “W la patata”, ai quali Forza Italia, nella persona del consigliere provinciale di Reggio Calabria Sciarrone (ufficialmente appartenente al Pri) paga viaggio, vitto e alloggio in cambio del loro insostituibile sostegno. Quest’improbabile combriccola sembra essere in buona compagnia poiché a lamentarsi c’erano anche gli “incorreggibili”: coloro che si ostinano ad indossare un letale paraocchi oppure che hanno qualche interesse ad avere il Caimano come senatore. La folla all’esterno di Palazzo Grazioli è completamente disorganizzata e non molto numerosa e i cori, al pari di quelli da stadio, inneggiano “Napolitano come Stalin”, “Grasso uguale a Boccassini”, “Schifoso Schifani”  e, dulcis in fundo, “Berlusconi tradito come Gesù”.

Non si può affermare che “la decadenza di Berlusconi è stata trattata con un’insolita solerzia estranea alla risoluzione dei veri problemi del paese”. Intanto si può dire che B. sia stato, e speriamo non sia più, il più grande problema italiano degli ultimi vent’anni. Inoltre la Legge Severino, proposta – ironia della sorte – proprio dal Cavaliere, decreta l’immediata decadenza del parlamentare condannato.
La condanna di Berlusconi risale al 1 agosto 2013 e la deposizione delle motivazioni della sentenza a quasi un mese dopo. Non mi pare che ci sia stata tutta questa “insolita solerzia” quando sono dovuti passare tre mesi e mezzo e una votazione in Senato per espellerlo dal Parlamento.

Ora c’è già chi vuole istituire il 27 novembre come festa nazionale, abbiate pazienza: è saltato Berlusconi ma mancano tutti gli altri.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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