Indipendenza veneta: un’utopica perdita di tempo

Proprio in questi giorni in 170 comuni “virtuosi” del Veneto vengono raccolte dal movimento Indipendenza Veneta le firme per proclamare la scissione della regione dallo Stato italiano. Il venetismo (neologismo definito per la prima volta dal giornalista Paolo Possamai) non è certo una novità: l’ondata indipendentista era già scoppiata nel dicembre 1979 portando, pochi mesi dopo, alla nascita di Liga Veneta il cui attuale segretario nazionale (nonché penultimo presidente) è Flavio Tosi, sindaco di Verona. Indipendenza Veneta non è altro che frutto della diretta discendenza di Liga Veneta, passando per le varie Lega Nord, Liga Veneta Repubblica e Progetto Nordest, tanto per citarne qualcuna. Questo movimento è stato fondato il giorno 8 novembre 2013 a Campo San Martino dal signor Michele Favaro e fin qui niente di strano; quello che rende perplessi è che un’associazione politica, come riportato nella propria anagrafe fiscale, sia autorizzata a fornire “prestazioni di servizi portuali e aeroportuali” e ad erogare “acqua, gas, energia elettrica e vapore”. Attendiamo spiegazioni.

Per quanto riguarda nello specifico la scissione del Veneto dallo Stato italiano essa può essere portata a termine solo con una modifica della Costituzione che, all’art. 5, sancisce l’unicità e l’indivisibilità della Repubblica. Ma i primi dodici articoli della Costituzione, detti “Princìpi fondamentali”, in quanto “fondamentali” non sono modificabili o eliminabili nemmeno da leggi costituzionali, come deliberato dalla Corte Costituzionale nel 1982, nel 1984 e nel 1988 con un parere condiviso dalla quasi totalità dei giuristi. In altre parole, la Repubblica italiana non può essere divisa in alcun modo. Altre correnti indipendentiste, meno ignoranti in materia, lottano per rendere il Veneto una regione a statuto speciale affinché possa godere di un’autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria più ampia. Storicamente, le regioni a statuto speciale vennero create a causa di violente spinte indipendentiste e difficoltà nei collegamenti commerciali (Sicilia e Sardegna) e per tutelare le minoranze (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia). In Veneto non vedo spinte indipendentiste violente (che comunque lo Stato non dovrebbe assecondare), difficoltà nei collegamenti commerciali oppure minoranze da tutelare: chi conosce la Costituzione.

Tito G. Borsa

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Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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