Requiem per un’ideologia defunta

Oggi è Pasquetta, il lunedì dell’Angelo: non escono i giornali. In questo editoriale ci occuperemo quindi di qualche nostra riflessione forse banale forse vaga, al lettore l’ardua sentenza. È quasi ovvio oramai che chi è di Sinistra non voti il Partito Democratico: cosa possono trovare in Renzi (ma pure in Civati, il leader della fronda) gli affezionati elettori del PCI o del PSI? Nulla. I molti voti che nei sondaggi decretano il PD primo partito italiano sono dati in gran parte da destrorsi delusi o da strambi individui di Destra che si vergognano di dare il loro voto a Berlusconi o ad Alfano, il delfino mancato. Nel nostro paese manca un grande partito di Sinistra: l’unico che vagamente appare tale è SEL ma non ha certo i numeri per competere con i tre partiti maggiori. Il M5S, nonostante certe deliranti accuse, non è un partito di Sinistra come non lo è di Destra: in esso sono racchiusi i voti di tutti coloro che vogliono un’Italia più onesta e più funzionante, indipendentemente dalle proprie idee politiche. L’assenza della Sinistra si ripercuote in tutti quegli ambiti che le spettavano: il welfare, l’assistenza alle fasce più deboli e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori, tanto per fare qualche esempio. Il risultato è che la Destra governa in modo totale, incondizionato e, possiamo anche dire, “doppio”: doppio è il numero dei parlamentari che votano leggi di Destra, doppio il numero dei ministri con idee di Destra e doppio è il servizio pubblico di Destra offerto al nostro Paese. Nulla di scandaloso in tutto ciò: abbiamo di fronte il risultato del volere dei cittadini. Unico gruppo di scontenti è quello di votanti sinistroidi del PD: gli illusi si aspettavano ovviamente un Partito Democratico di Sinistra, cosa che, come abbiamo già analizzato, è lontana mille miglia dalla realtà. A dicembre si sono tenute le ultime Primarie del PD: candidati? Renzi; comparse? Cuperlo e Civati. Già da allora era evidente come fosse già tutto deciso: come si fanno a indire delle elezioni interne ad un partito senza impedire che gli iscritti al partito avversario votino chi gli fa più comodo? È l’ultimo episodio di una lunga serie televisiva intitolata «i misteri del PD» e iniziata con la puntata L’harakiri di Bersani: candidarsi. Non vediamo avvisaglie tali da impedirci di eseguire il Requiem per un’ideologia defunta: sono lontani i tempi di una Sinistra vera, i tempi di Berlinguer; ora a chi si devono affidare gli elettori democratici? Alla Destra mascherata di Renzi? Forse è meglio votare Berlusconi, almeno è l’originale e non una copia.

 

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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