Ragazzo fortunato

“Sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno, sono fortunato perché non c’è niente che ho bisogno”. Jovanotti, con il brano “Ragazzo fortunato”, ha dimostrato di avere dei poteri profetici: non è cosa da tutti annunciare con più di vent’anni di anticipo l’avvento di Matteo Renzi. Ci permettiamo di citare qualche altro verso: “all’inferno delle verità io mento col sorriso” dice il novello Premier mentre il coro dei detrattori grillini gli rinfaccia “di dieci cose fatte te n’è riuscita mezza, e dove c’è uno strappo non metti mai una pezza”. Se ci pensiamo un momento, Matteo sembra proprio il ragazzo fortunato di Jovanotti, soprattutto ieri quando, in una sala stampa vuota fatta eccezione per una telecamera, rispondeva ai quesiti che i cittadini gli hanno posto su Twitter: la stampa ha osannato questo gesto di “democrazia diretta” a un mese dalle elezioni con plauso unanime. Una delle pochissime voci fuori dal coro è stato Il Fatto Quotidiano: in quanto formato da pentastellati filogrillini disfattisti, non poteva far altro che criticare il tecnologico Premier. Dopo aver declinato, a seguito di una furiosa polemica, la partecipazione alla Partita del Cuore sei giorni prima del voto, Matteo Renzi ha cercato un’alternativa per accaparrarsi la prima pagina dei giornali. Sforzo che riteniamo del tutto inutile poiché, oramai da qualche mese, i giornalisti televisivi e della carta stampata cuciono osannanti servizi su ogni frase, ogni cinguettio, ogni uscita e ogni espressione del Presidente del Consiglio, quasi come se attraverso di lui venisse proclamato il Verbo. Renzi, non possiamo negarlo, ha davvero rivoluzionato la politica italiana: prima di lui il leader indiscusso dell’informazione era Silvio Berlusconi che occupava giornali e televisioni con i suoi processi, le sue divertentissime battute e le sue ipotetiche parentele; ora la scena è ben diversa: è Renzi stesso a costruire l’immagine che hanno gli italiani di lui. I suoi giovanilismi, il contatto diretto con i cittadini (tipo matteo@governo.it, da cui nessuno ha risposto ai quesiti degli italiani), la passione del calcio, la sua Giulietta e la sua Smart, tanto per fare qualche esempio. Il suo obiettivo principale, ci pare che l’abbia raggiunto, era di apparire come un cittadino al servizio dei cittadini, un uomo comune; anche se qualcuno, magari per affine etimologia, potrebbe azzardare molto e definirlo un Uomo Qualunque oppure una nullità qualunque. Si fa per dire ovviamente. Si scherza, Matteuccio, nessuno vuole che ti arrabbi e porti via il pallone come si fa all’asilo, ti facciamo giocare con noi. Renzi però, e questo bisogna dirlo, ha ripetuto che gli 80 euro in busta paga ci saranno: 80 euro di bonus a chi ha un reddito annuale fino a 26mila euro. Il Premier ammonisce: non si scherza su chi guadagna 1200 euro al mese. Ma nemmeno usarli per la campagna elettorale.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

Shares