Silvio la fenice

Bruno Vespa, giovedì sera nel suo bel salotto, non sa più che pesci pigliare: Berlusconi, ospite a “Porta a Porta” dopo quattordici mesi di silenzio televisivo, non sembra riuscire a contenersi, preso com’è da un raptus di logorrea, sforna come niente frasi sconclusionate e accuse agli avversari e agli ex alleati politici. A parte il fatto che, secondo il documento firmato dall’ex premier per l’affidamento ai servizi sociali, l’incontro con Vespa è da ritenersi illegale, in quanto il giornalista è stato condannato in Cassazione per diffamazione sia nel 2009 sia nel 2010 e a Berlusconi è vietato ogni rapporto con pregiudicati, il monologo di Silvio è a tratti comico ma, nel complesso, alquanto imbarazzante: ogni parola viene biascicata con difficoltà, quasi stesse per cadere la dentiera, ogni domanda è il pretesto per iniziare a fare un discorso di dubbia logica che nulla ha a che vedere con una potenziale risposta, e le accuse sono nette, dette senza mezzi termini. “Renzi da rottamatore si sta trasformando in tassatore: gli 80 euro che dà a 5 milioni di italiani li prende a tutti gli altri”, “L’Italicum (sul quale l’ex premier ha lavorato, nda) non è costituzionale”, “La Sinistra ha sempre fatto brogli elettorali togliendoci 25 schede a sezione”; queste alcune di esse. Non desideriamo soffermarci sullo storico “buco SULL’ozono” che meriterebbe un editoriale dedicato, ma piuttosto sulla confessione (anche se celata dalla sequela di chiacchiere) “Se fossimo stati uniti avremmo potuto dire al Parlamento: o Berlusconi non decade, o cade il Governo”. Questo, se si fosse verificato, sarebbe stato un vero e proprio ricatto allo Stato. Solo una persona tutt’altro che lucida può lasciarsi andare ad affermazioni come queste in diretta tv. Ma il fatto che Berlusconi non fosse in sé giovedì sera era reso evidente da molti fattori, primo fra tutti Bruno Vespa che abbandona la sua consueta accondiscendenza a favore di un’inedita prudenza su quanto viene detto (più volte tenta invano di interrompere l’imprudente ospite); poi il tono di voce di Berlusconi, il suo atteggiarsi quasi fosse nervoso (date un’occhiata alle sue mani) e la presenza assidua del suo medico personale, Alberto Zangrillo. Malelingue comuniste segnalano che siamo all’inizio della fine; ma si sa come vive una fenice.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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