Il Grillo parlante giudica

Dopo Corrado Augias, Philippe D’Averio, Maria Novella Oppo e altri, oggi è il turno di Michele Santoro, anche lui definito “giornalista del giorno” sul blog di Beppe Grillo. Questo epiteto viene affibbiato a molti professionisti dell’informazione che, in maniera più o meno sincera e onesta, non hanno fatto altro che esprimere una propria opinione sul MoVimento 5 Stelle: «Questi poveri parlamentari sono usati dal duo Grillo-Casaleggio come marionette» (Augias, La Repubblica, 1/02/14); «Quel video (quello in auto con la Boldrini nda) è una roba che sarebbe piaciuta molto a Goebbels, anzi se avesse potuto farlo lo avrebbe fatto lui» (Philippe D’Averio da Lilli Gruber). Sono opinioni molto forti e non condivise da molti e ammettiamo che ai candidati pentastellati non giovino minimamente, anche perché dette da personaggi che godono di una certa credibilità presso il grande pubblico. Sono pur sempre opinioni di giornalisti che, in buona o in malafede, hanno il diritto di esprimere quello che pensano. Santoro è finito nella lista nera per un motivo un po’ diverso: la sua colpa sarebbe quella di aver invitato (lasciandogli ampio spazio per il monologo) Mirko Lami, operaio della acciaieria Lucchini, senza dire che si tratta di un membro del Partito Democratico, candidato alle elezioni del 2008. Il monologo di Lami, inutile dirlo, è stato un violento attacco a Grillo incolpato di aver offeso e deriso gli operai durante il comizio tenuto a Piombino. Santoro, questo dobbiamo dirlo, è stato ingenuo: il M5S è per definizione attentissimo ai dettagli, al taciuto e al sussurrato: è stata una mossa alquanto kamikaze non dire che Lami si era candidato con il PD sei anni fa. Come se non bastasse pochi mesi fa, proprio durante Servizio Pubblico su La7, il conduttore aveva avuto una breve discussione con l’amico e collega Marco Travaglio accusandolo di difendere sempre Grillo. Non ci sembra però che un’ingenuità professionale, per quanto grossolana, unita a un’evidente lontananza ideologica dal MoVimento, sia qualcosa per cui finire nella lista nera del partito pentastellato. Se il PD facesse lo stesso, avete idea di quanti ci finirebbero dentro? Travaglio e Scanzi seduta stante, insieme a tre quarti della redazione de Il Fatto Quotidiano (si salvano solo gli addetti alle pagine di spettacolo e sport). Ci finirei anche io in direttissima per più di qualche articolo in cui tratto Matteo Renzi per quello che è: il nulla. La verità è che ognuno di noi, per quanto tenti di evitarlo, non è imparziale e non può esserlo: le proprie idee (non solo politiche) influenzano il nostro lavoro facendoci prediligere certi argomenti o certi avversari, facendoci preferire una parola rispetto ad un suo sinonimo, giusto per fare qualche esempio. Stiamo parlando solo di giornalisti intellettualmente onesti: i servi non seguono regole, solo padroni. Attaccare un giornalista per quello che scrive significa attaccare le sue idee e questo, in un qualunque paese democratico, non deve accadere. Certo, non si tratta di censura, ci mancherebbe altro; ma definire sulla pagina di Grillo Santoro “vergognoso”, per esempio, non compromette la credibilità di un professionista? Si tratta di un insulto vero e proprio (e nemmeno il più duro) che il leader M5S affibbia ad un giornalista che fa il suo lavoro; questa lista nera dovrebbe essere eliminata non per noi giornalisti, bensì per il bene del MoVimento: è difficile rimontare dopo un autogol.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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