Cecilia e la sua Ottobock

Mi chiamo Cecilia ed ho scelto di raccontarvi la mia odissea quotidiana: la mia anormale normalità. Come mi viene da ridere quando sento frasi del tipo “Che brutta giornata ieri, non riuscivo nemmeno ad alzarmi”. Eh, penso, sapesse quante brutte giornate dovrei avere io, allora… Non abito proprio nel comune di Padova, abito a Sant’Agostino e questo a volte fa differenza: quando prenoto il pulmino per andare a lezione e mi dicono che loro il mio comune non lo coprono e che dunque ci dobbiamo dare appuntamento nel primo posto disponibile nel comune di Padova, allora ci si accorge di quanto sarebbe più bello abitare in città. Ma si tratta di due metri, per favore, No, non possono. E’ ridicolo che non possano prendermi all’altezza del supermercato perché si trova un metro prima del cartello “inizio Padova”. Niente, quei due marciapiedi me li faccio da sola, tutti i giorni, in sella alla mia Ottobock. E’ una bella sedia a rotelle solida, tedesca. Come il ragazzo che guida il pulmino. La differenza è che io e la mia macchina parliamo la stessa lingua, io e l’autista no. Anzi ce n’è più d’uno di tedesco.. C’è chi parla l’italiano meglio di altri. E comunque quando li incontro è mattina presto e difficilmente riesco a mettere insieme un discorso sensato, così rimango spesso in silenzio. Un giorno pioveva a dirotto. Ho chiesto all’autista se poteva portarmi a casa direttamente, se la solidarietà poteva arrivare là dove l’ESU (Ente di assistenza agli studenti universitari, nda) e le amministrazioni comunali non arrivano. Il tedesco ha annuito, l’ho condotto davanti al supermercato. “Ecco, ora gira” Lui si ferma nel parcheggio del supermercato e mi fa scendere lì! Ma secondo te abito al supermercato? Sono arrivata a casa fradicia, imprecando. Certo, potevo benissimo dirgli di portarmi un po’ più in là, ma ho preferito fargli credere che avevo trovato casa vicino al reparto surgelati. Non uso quasi più il pulmino perché voglio essere libera, senza orari prestabiliti, voglio andarmene se la lezione mi annoia o rimanere a prendere l’aperitivo a fine corso. E pazienza se questa libertà significa un po’ di strada in più, tanto ci pensa la mia Ottobock.

Cecilia Alfier

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