I tentativi dei maldestri maestrini, servono davvero?

Nel 2013 a scatenare le polemiche ci aveva pensato il famigerato «bonus maturità», introdotto dall’allora ministro Profumo, “tecnico” del governo Monti: un punteggio legato al voto dell’esame di Stato, calcolato però in modo diverso da una scuola all’altra. Infatti il bonus, da 4 a 10 punti, veniva applicato sulla base dei percentili sul voto di maturità presi nell’anno 2011/12 dagli studenti della stessa scuola. In altre parole, per vedersi attribuire il massimo del punteggio (10) lo studente avrebbe dovuto diplomarsi con un punteggio che nell’anno scolastico precedente era stato superato dal 5 per cento degli studenti iscritti alla stessa scuola; per ottenere 8 punti, avrebbe dovuto diplomarsi con un voto che nell’anno scolastico precedente era stato superato dal 10 per cento degli studenti, e così via. Dunque ogni istituto aveva risultati diversi, e ad essere penalizzati erano, naturalmente, gli studenti. Il bonus, infatti, l’anno scorso veniva applicato al momento dei test d’ingresso alle facoltà a numero chiuso (Medicina, Odontoiatria, Veterinaria), previsti tra luglio e settembre. Per quest’anno, visto l’imbarazzo legato al provvedimento di Profumo, i bonus sono stati tolti dal ministro Carrozza, ma il test è stato anticipato ad aprile, creando disagi tra gli studenti, a volte poco informati, che si sono trovati a studiare sia per la maturità sia per i test, i quali prevedono una preparazione diversa: matematica, fisica, logica, chimica, cultura generale. Stefania Giannini, attuale ministro dell’Istruzione appartenente a Scelta Civica, la scorsa settimana ha annunciato un cambiamento di rotta: per il 2015 l’accesso a Medicina potrebbe non essere più vincolato da un test. L’iscrizione al primo anno dunque sarebbe libera, ma la selezione sarebbe solo posticipata, con l’introduzione di un esame durissimo per poter accedere al secondo anno. Secondo la Giannini, questo provvedimento, ispirato al modello francese, «favorisce i più motivati». Se le associazioni studentesche si sono dichiarate entusiaste, non così i rettori e i docenti delle maggiori Università italiane, di cui condividiamo la preoccupazione: va bene rivedere un sistema di selezione basato su un test a crocette, che spesso non premia i più studiosi, ma una simile decisione provocherebbe seri problemi organizzativi. Il sistema piomberebbe nel caos: gli iscritti aumenterebbero in maniera esponenziale, ma non ci sono risorse, aule e strutture ospedaliere in grado di accoglierli, per non parlare del numero degli insegnanti. I docenti, oltretutto, avrebbero poi la responsabilità di selezionare in maniera imparziale gli studenti alla fine del primo anno, ragazzi che già conoscono: sicuramente alcuni sarebbero accusati di nepotismo. Con quali criteri infatti il Ministero potrebbe premiare i più motivati, se non basandosi sul rendimento del primo anno? Ma in Italia al primo anno si studiano soprattutto le scienze di base, che hanno poco a che fare con il percorso successivo, quello che mira a formare un medico competente, poiché sono comuni ad altri indirizzi, come Farmacia e biologia. E se, invece dello sbarramento posticipato, si introducessero dei quiz rivisti e ben definiti, magari divisi in due giornate? Fino a quest’anno il test si svolge in una sola giornata, a livello nazionale, dunque chi è malato perde la sua possibilità.Perché poi non migliorare il percorso di orientamento in tutte le scuole superiori? A volte è organizzato dai singoli insegnanti, di solito le attività sono facoltative. Si potrebbe evitare che l’iscrizione ai test fosse dettata da un semplice desiderio di “vedere come va”, e incentivare invece gli studenti consapevoli, quelli, appunto, più motivati. Sia ben chiaro, le nostre sono solo ipotesi. Come però ha affermato Giuseppe Paolisso, professore e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli, «il ministro Giannini ha lanciato quest’idea (sulla pagina Facebook di Scelta Civica, all’interno di una discussione, ndr) senza consultare nessuno». Suggerisce invece di stabilire dei parametri per il superamento del primo anno di corso, e considerare anche i trasferimenti da altre sedi, che potrebbero aggravare il problema. Ministro, ha detto che deve considerare tutte le opzioni entro la fine di luglio. Ecco, consideri bene.

Elena Ferrato

2 pensieri riguardo “I tentativi dei maldestri maestrini, servono davvero?

  • maggio 26, 2014 in 8:49 pm
    Permalink

    Allora, io premetto che se non fossi riuscita ad entrare a medicina probabilmente sarei stata la prima a gioire per l’abolizione del test.. Vivendola da dentro però mi rendo conto che non ci sarebbe fisicamente posto per tutti, i laboratori sono piccoli, le aule hanno un numero di posti limitato (e noi a Ferrara siamo parecchio fortunati!), iscriversi agli appelli è una gara a chi ha la connessione ad internet più veloce e se ti iscrivi tardi non sai quando riuscirai a dare l’esame.. Una selezione serve, questa è la conclusione.. Penso però che, se tentassero di entrare a medicina solo quelli che ci tengono veramente e non tutti quelli che ci provano “perché fa figo” o perché costretti dai genitori, il numero di iscritti al test prima ed alla facoltà poi non sarebbe elevatissimo.. Servirebbe quindi una buona attività di orientamento alle superiori, per indirizzare correttamente gli studenti (e i genitori).. Comunque, non credo sia una buona idea lasciare ai professori la responsabilità di “decidere” chi può andare avanti e chi no: se uno è motivato a fare il medico ma durante il primo anno ha problemi di salute e non riesce a dare tutti gli esami, cosa fa? Un professore comunque è umano e la sua valutazione può essere influenzata dall’umore o da altro .. Serve una selezione che sia oggettiva!

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares