Resoconto della diversità (secondo molti)

Un signore parlava senza preoccuparsi che io lo stessi sentendo. Diceva «è bella, proprio bella, coi fari e tutto, ma se ci sali sopra è perché è la tua ultima spiaggia, sei finito, la tua vita è finita». Non li ascoltare, Speedy 3 Ottobock, sono cattivi e invidiosi. Volevo girarmi, dirgli che ho ventun anni, che la mia vita è appena iniziata, che sto correggendo la bozza del mio libro, che domani partirò per un torneo di scacchi di livello internazionale. Sì, lo so che ci sarebbero cose più serie di cui parlare, lo scandalo a Venezia, il ballottaggio, ma questa frase mi ha irritato più di tutto. Ho acceso i fari, perché la risposta migliore a chi ti dice (anzi, dice alle tue spalle) cose del genere è sempre brillare. Brillare talmente tanto da zittirli. Le persone straparlano, senza sapere cosa stanno dicendo, senza preoccuparsi di ferire i sentimenti, ma va bene perché mi spingono ad andare avanti, a dimostrare che non hanno ragione. Quando mio padre mi accompagna ai tornei di scacchi (anche adesso, ma più in passato), la gente ci fissa, il dialogo è più o meno questo. «Ah siete qui per il torneo» Papà annuisce. «E’ lei il giocatore di scacchi?» «No, veramente è mia figlia». Segue un attimo di silenzio, in cui l’interlocutore si pone domande sull’esistenza. Ah sì, questo libro sarà il mio riscatto contro questa massa di stereotipi. Si intitola “Fuori dal Comune” perché parla di elezioni comunali. E’ un pezzo di anima, racconta la mia avventura col Partito Democratico. Lo so, siamo pieni di mele marce, ma io conosco l’altra faccia della medaglia, primo fra tutti l’onorevole Edoardo Patriarca, che si impegna ogni giorno, in particolare nel terzo settore, nel servizio civile. Mi ha fatto entrare alla Camera: sono rimasta così abbagliata che ho addirittura smesso di farneticare. Quello è il tempio della nostra Democrazia. Insomma, ho vissuto tante cose e senza fare un passo, ma il bello deve ancora venire. Però mi piace frugare nel mio passato, capire, capire tutto quello che allora non ero stata in grado di capire perché ero troppo piccola. Cercavo una cartella dove mettere dei fogli e ho trovato tutti gli esami medici che ho fatto da piccola, tutto quello che scrivevano i medici su di me. Hanno persino pensato che avessi problemi di crescita, sono arrivati alla conclusione che ero solo bassa. Sull’acutezza del mio cervello invece nessuno ha mai avuto dubbi (tranne la sottoscritta) ed è un miracolo, un vero miracolo che la paresi abbia risparmiato la mia materia grigia, chissà come sarebbe stato sennò. Ecco perché quando mi comporto in modo stupido mi sento doppiamente male. Sapete, ci sono stata in piedi una volta, intendo normalmente, senza aggrapparmi a nessuno, avevo nove anni e facevo gli esercizi a fisioterapia. Ho messo le mani sulle spalle della fisioterapista per tirarmi su dalla sedia, ho respirato profondamente, poi ho mollato. Dopo ben trenta secondi sono ricaduta sulla sedia. Me lo ricorderò per sempre.

Cecilia Alfier

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