Siamo i nemici della Repubblica

Siamo tutti dei rottamatori, dei disfattisti della peggior specie o, peggio ancora, dei «nemici della Repubblica», citando una gentile signora che faceva propaganda elettorale per il ballottaggio a Padova. Prendiamo spunto dalla discussione avvenuta ieri sera su La7 ad Announo fra Marco Travaglio e Elisa, una ragazza del team della trasmissione. «Lei critica tutto e tutti solo per fare carriera» è stata la (mica tanto leggera) accusa rivolta al condirettore de Il Fatto. Polemiche sull’operato di Travaglio sono tante quante le puttane di Berlusconi, nulla di nuovo sotto il sole; ci ha stupiti di più quanta rabbia esprimesse Elisa nel suo intervento: rabbia legittima, senza dubbio, ma perché prendersela con un giornalista? È come se ti legassero sui binari, vieni investito da un treno e dopo ti incazzi con il ferroviere. Oppure se ti venisse diagnosticata una malattia e ti incazzassi col medico. Che senso ha? Nessuno, ci viene da dire. L’argomento dei giornalisti disfattisti solo perché raccontano la verità è vecchio, superato e alquanto democristiano, per usare un aggettivo che ultimamente sembra divenuto un tabù. Questo atteggiamento sembra un volersi nascondere di fronte alla triste realtà: l’Italia è un paese allo sbando che né Renzi né Grillo potranno salvare: un uomo solo non potrà mai cambiare un sistema che è radicato (fortunatamente in quantità differenti) in ogni italiano. Serve un mutamento radicale, non un cambiamento come quelli che ci hanno afflitto con cadenza ventennale in cui veniva sostituita solo la prima linea mentre le forze in secondo piano rimanevano le stesse, salvate e risalvate dai “volti nuovi”. È successo nel ’94 con Berlusconi, succede adesso con Renzi, dopo le prove generali chiamate Monti e Letta, i paladini falliti. Non ci pare il caso di continuare con questi argomenti: siamo tutti dei rottamatori, dei disfattisti della peggior specie e dei nemici della Repubblica. Di quella stessa Repubblica che ha permesso la rielezione di Giorgio Napolitano, che ha permesso la trattativa Stato-mafia e che continua a insabbiarne le indagini, che ha permesso che il suddetto Giorgio prendesse le redini di tutta una nazione infischiandosene dei limiti della sua carica. Abbiamo fatto solo qualche esempio. Nonostante questo ce la prendiamo coi giornalisti, colpevoli di aver informato i cittadini dello schifo di cui è impregnato questo sistema. Nell’inchiesta di Venezia sono state arrestate 35 persone, il giornalista che lo scrive è un disfattista. Cosa avrebbe dovuto fare? Dire che non è successo niente? Raccontare che gli arrestati erano solo dieci? Va bene appellarsi sempre e comunque alla presunzione di non colpevolezza, come ha fatto il buon vecchio Fassino sempre più scheletrico («Giorgio Orsoni persona corretta»), ma in questo caso un processo ci pare che sia solo una conferma e tuttalpiù una decisione della pena: gli arrestati, il Sindaco di Venezia in primis sono stati beccati con le mani in pasta, letteralmente. Sarebbe curioso informarsi sulle fantasiose spiegazioni del perché di quelle mazzette. Curioso, ma poco utile al discorso. Concludiamo comunicando a coloro che ci offendono in modo così ingenuo e sciocco che continueremo a fare quello che è insito nel nostro lavoro: raccontare la verità. Volete scappare dalla realtà? I “nemici della Repubblica” siete voi.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares