Gasparri e i suoi tweet: il simbolo di questo paese

Italia batte Inghilterra 2 a 1 e, c’era da aspettarselo, spuntano come funghi i tweet canzonatori diretti agli avversari d’oltremanica. Cinguettatore d’eccellenza è il Vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri: segno di come durante i Mondiali il patriottismo campanilista soffochi sempre ogni problematica del paese, meno importante delle partite degli azzurri. Poco dopo mezzanotte, orario alquanto originale per il calcio d’inizio, Gasparri, con colpo di pistola a salve, fa partire i suoi tweet sulla partita che proseguono ancora adesso, diciannove ore dopo. L’entusiasmo calcistico, si sa, è incontenibile, tanto che, poco prima delle due, il nostro se ne esce con «@forza_italia bella partita, bella vittoria, ottimo che vada in quel posto agli inglesi sempre arroganti e antipatici»; e poi aggiunge, a chi gli contestava il linguaggio ben poco adatto alla carica che ricopre, «inglesi detestabili, va bene così? Penso peggio in realtà». Non capiamo tutto questo astio del Vicepresidente del Senato verso gli inglesi ma tralasciamo. La ciliegina sulla torta arriva cinque minuti dopo quando da vicino a Salerno twitta «fa piacere mandare a fare … gli inglesi, boriosi e coglioni», scatenando così una sequela di risposte più o meno cortesi aventi in comune lo shock per le parole ben poco consone avute nei riguardi degli abitanti di un altro Stato. Molti personaggi pubblici hanno l’abitudine di non rispondere ai tweet che giudicano il loro operato; Gasparri invece (si vede che non aveva molto da fare quest’oggi) risponde per le rime ad ogni utente che lo bacchetta. E risponde, anche qua forse c’era da aspettarselo, a modo suo: «citavo Corrado Guzzanti, la sorella mi fa ribrezzo, non sta bene, si vede», «compri un cervello, vedrà che progressi» e «ti cercano in discarica, manchi solo tu», il tutto intercalato da innumerevoli «sciò». Sorvoliamo tutte le minacce di denuncia e di “blocco” sul social network che hanno caratterizzato gli stati del buon Maurizio e traiamo qualche conclusione. Siamo seri: chi si aspettava un comportamento diverso da uno come Gasparri? Sarebbe ripetitivo pure lamentarsi del fatto che questo personaggio sia Vicepresidente del Senato: non l’abbiamo scelto noi, checevvuoifa’? Il problema è che “quelli lassù” dovrebbero essere d’esempio per tutti i cittadini italiani: esempio di correttezza, legalità, lealtà, onestà e coerenza. Maurizio Gasparri (e come lui tanti altri) incarnano almeno una di queste virtù? È inammissibile che il vice della seconda carica della Repubblica italiana se ne esca con frasi offensive verso un paese estero; ma è vero che questo è solo l’ultimo comportamento inammissibile di una lunga lista in cui Gasparri occupa solo una parte delle postazioni: chi ha dato della “culona” alla Merkel? Un cittadino comune forse? No. Chi ha mimato un rapporto sessuale con una poliziotta? Un avvinazzato da bar? No. Chi si è dato 100 giorni per cambiare l’Italia e non ha fatto nulla dopo 115? Un pazzo fuggito da un manicomio? No. Chi ha rubato allo Stato 300 milioni di euro di tasse evase? Un cittadino qualunque? No. Basta esempi, il mio stomaco ha un limite, dopo partono i conati. Viene quasi da dare ragione a Grillo quando dice che se ne devono andare tutti a casa: possiamo essere un paese serio se siamo rappresentati da questi personaggi? Possiamo davvero sperare in una rinascita senza che la sostanza delle cose cambi radicalmente? È forse Matteo Renzi il cambiamento? Maurizio Lupi (CL), Angelino Alfano (vedi lo scandalo kazako), Giorgia Meloni (ex Fronte della Gioventù)? Sono loro il cambiamento? L’ottantanovenne (89!) Giorgio Napolitano? È lui il cambiamento? Se vogliono davvero il bene del paese, che rinnovino tutto l’organico dei loro partiti, mettendoci gente nuova, mai sporcata dalla politica criminale che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni di questo paese. Speranze vane?

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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