Togliere il crocefisso in aula vuol dire buttare via le tradizioni?

Caro Direttore,

ho appena visto il link che hai condiviso sulla tua pagina Facebook personale riguardante la decisione del Sindaco di Padova, Massimo Bitonci, di mettere in ogni aula delle scuole cittadine un crocefisso regalato dal Comune; da quanto posso dedurre tu non sei d’accordo (non saprei altrimenti come spiegare il tuo commento piuttosto sarcastico «se vuole mettiamo anche un suo santino»). Questo tuo atteggiamento mi ha fatto veramente rabbrividire: come è ridotta l’Italia se iniziamo pure a rifiutare i simboli della nostra millenaria tradizione? La religione cattolica, a differenza di altre “religioni”, ha la facoltà di unire il popolo dei fedeli; con che coraggio hai intenzione di ostacolare questa sacra unione? Non facciamoci intimorire dalle provocazioni degli extracomunitari: vengono in Italia per disperazione, per cercare un lavoro (che gli viene dato, anziché affidarlo agli italiani), e hanno pure la faccia tosta di sindacare gli usi e i costumi di chi li ospita. Che se ne ritornino a casa loro, invece di lamentarsi!

Cordiali saluti

Flavio


Gentile lettore,

credo che tu abbia in parte frainteso la mia posizione in merito: il mio perentorio dissenso verso l’imposizione del crocefisso nelle aule non deriva da una qualche affiliazione con gli stranieri che emigrano nel nostro paese, proviene bensì dall’amore spasmodico che provo per quel libretto chiamato “Costituzione Italiana”. In essa viene ribadita la laicità dello Stato italiano. Sono d’accordo che sempre più spesso tale principio viene calpestato, dimenticato o, peggio ancora, virtualmente eliminato, ma questo non ci concede di negarne l’esistenza. L’Italia, come tutte le democrazie moderne, è laica, questo vuol dire non che lo Stato debba spingere il popolo all’ateismo, ma che la sfera politica, sociale e comunitaria e la sfera religiosa rimangano separate. Io sono contrario all’esistenza di ogni simbolo politico e religioso nelle scuole: che sia l’affissione della Stella di David, l’obbligo di indossare un burqa, il regalo di quaderni con la faccia di Napolitano in copertina, e pure la presenza del crocefisso in ogni aula. Questo perché la scuola dev’essere un luogo di crescita e di discussione fra persone diverse, provenienti da background differenti, senza alcun allineamento delle idee sotto questo o quel simbolo. In Francia funziona così, in Inghilterra funziona così, in Germania funziona così. Saresti d’accordo se per poter frequentare una scuola pubblica dovessi indossare una maglia con la foto di Berlusconi e la scritta “vota Forza Italia”? Io no. Non si tratta di buttare via le nostre tradizioni (nemmeno tanto gloriose) cattoliche, né di favorire l’ateismo dilagante, e nemmeno di discriminare i cattolici. La mia posizione deriva dal fatto che nessuna discussione può essere davvero libera se il luogo in cui si tiene è schierato. Non parlo solo di politica: anche una scuola per soli vegani sarebbe uno schieramento verso un’opinione. Credo però che si stia perdendo troppo tempo su tematiche vecchie e sorpassate come questa, invece di pensare ai veri problemi di Padova. Massimo Bitonci, neo-sindaco, negli ultimi giorni non sta facendo altro che rivangare questioni già abbondantemente affrontate: non si era già parlato a suo tempo delle moschee in città e della celebrazione del Ramadan nelle palestre pubbliche? Sembra che Bitonci stia accontentando una certa fetta di elettori dimenticandosi però che Padova non è popolata solo da chi lo ha votato.

Cordiali saluti

Tito G. Borsa

direttore.lavocechestecca@gmail.com

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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