Lettera al Direttore: il Giornale di Sallusti e il Giornale di Montanelli

Gentilissimo Direttore,

 

sono una sessantenne destrorsa molto nostalgica del liberalismo portato avanti da Montanelli e proprio oggi mi è capitata fra le mani una copia de Il Giornale. Non lo leggevo da vent’anni, da quanto il miglior giornalista che questa nazione abbia mai avuto è stato costretto ad andarsene a causa di un editore, all’anagrafe Silvio Berlusconi, che voleva trasformare quella magnifica testata nell’ufficio stampa di Forza Italia. Devo dire che sono rimasta sconvolta dai cambiamenti che sono stati fatti in questi decenni: prima fra tutti la direzione di Alessandro Sallusti, condannato penalmente per diffamazione e poi graziato da Napolitano, che non ha uno straccio di impronta sul contenuto del giornale, poi l’editoriale di Vittorio Feltri che, nella sostanza, afferma che meglio Berlusconi seppur vecchio piuttosto che Alfano, per non parlare dei contenuti, più adatti ad una rivista scandalistica che al Giornale concepito da Montanelli. La cosa che fa più rabbrividire e incazzare è che questo “quotidiano” (lo chiamo così solo perché esce tutti i giorni, ma andrebbe meglio chiamarlo “sottoprodotto”) lo paghiamo tutti noi cittadini poiché intasca ogni anno milioni di euro con i finanziamenti pubblici. Mi scusi lo sfogo. Desidero ringraziarla per tutto quello che fa con il suo blog: leggo sempre con immenso piacere la sua analisi politica controcorrente come lei stesso la definisce, intendo inoltre complimentarmi con tutte le sue valide collaboratrici: sono una lettrice molto esigente e, devo dire, leggendo La Voce che Stecca non ho mai trovato un’alzata di tono eccessiva o un minimo di servilismo. Continuate così, ti auguro di conquistare altre migliaia di lettori!

Distinti saluti

Alberta

 

Gentilissima Alberta,

 

non possiamo non ringraziarla per i complimenti che ci ha fatto: non capita tutti i giorni di ricevere lettere così affettuose e faremo di tutto per non sconfessare la linea del nostro blog. Per quanto riguarda la cacciata di Montanelli dalla redazione de Il Giornale, mi farebbe piacere che Marco Travaglio, che vantiamo fra i nostri lettori, le spiegasse dettagliatamente come andarono davvero le cose. Chissà se risponderà al nostro appello. Per tornare alla sua lettera, non mi sembra che l’attuale linea editoriale de Il Giornale sia cosa di cui stupirsi: Berlusconi ha trovato qualcuno che rispondesse alla sua esigenza di avere un organo di stampa del proprio partito. Mi permetto di correggerla: l’editore, almeno ufficialmente, era Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, a cui quest’ultimo aveva ceduto gran parte delle azioni della testata (tenendosi il 39%) a seguito della legge Mammì che vietava al proprietario di tre televisioni in chiaro di possedere anche un giornale. Nessuna differenza: Silvio faceva a dir poco le veci del fratello, l’ho corretta solo per un mio eccesso di pignoleria. Vorrei inoltre ricordare che Vittorio Feltri, fulminato sulla via di Damasco con l’elezione di Bergoglio al trono papale, non è nemmeno lui proprio uno stinco di santo, per dire: il 29 settembre 2000 su Libero, giornale fondato pochi mesi prima dallo stesso Feltri, l’ex mangiapreti e mangiapresidenti pubblicò del materiale pedopornografico requisito nel corso di un’indagine sul tema e si beccò per questo una sospensione dall’Ordine dei Giornalisti. Questo per ricordare la grandezza professionale del personaggio. Almeno Gad Lerner, reo di aver permesso una cosa simile al Tg1 di cui era direttore, si dimise istantaneamente chiedendo scusa. Non mi pare che questo sia stato il comportamento di Feltri. Non so cosa farebbe Montanelli se vedesse Il Giornale oggi ma probabilmente penserebbe quello che ha pensato vedendolo intorno al 2000: la sua creatura snaturata e privata di ogni credibilità giornalistica.

Cordiali saluti

Tito G. Borsa

direttore.lavocechestecca@gmail.com

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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