Lettera al Direttore: italicum e riforma del Senato

Gentilissimo Direttore,

ho votato PD. Non è una giustificazione né un vanto: una misera constatazione per spiegarle meglio da che punto di vista le scrivo. Come tanti sono rimasta abbagliata dal carisma, dallo charme di Matteo Renzi, forse anche dai suoi giovanilismi che per un attimo lo hanno fatto apparire come un mio coetaneo (ho quindici anni in meno di lui), e faccio parte di quel 40% di elettori che ha scelto di dargli la sua fiducia alle europee. Sono molto confusa: Renzi mi pare sempre più tanto fumo, mentre l’arrosto è ben nascosto, ammesso e non concesso che ci sia. Oltre ad annoiarla con le mie perplessità politiche, desidero chiederle cosa ne pensa della riforma del Senato tanto decantata da tutti fuorché, come al solito, dai pentastellati. Non ho mai approfondito adeguatamente l’argomento e ora mi trovo nella condizione di non essere informata sul provvedimento di maggior spessore che sta attuando il Presidente del Consiglio che io, anche se indirettamente visto che si trattava delle europee, ho votato. Non le chiedo di supplire la mia mancata informazione sull’argomento, le chiedo solo di darmi una chiave di lettura di una così tanto discussa riforma. Spero davvero che decida di pubblicare la mia lettera, buona giornata.

Emma

Cara Emma,

non intendo giudicare le sue scelte politiche: abbiamo due idee molto diverse ma credo ugualmente valide, visto che lei mi sembra essere una persona intelligente e seria. Desidero soffermarmi un momento su una cosa che ha detto: lei ha votato Renzi, «anche se indirettamente visto che si trattava delle europee». Come lei credo anche molti altri italiani: infatti il 40% è stata considerata la vittoria di Renzi e non la vittoria del PD, com’era lecito che fosse. Chiudiamo questa parentesi e occupiamoci della domanda che mi ha posto. L’attuale situazione, con Camera e Senato aventi gli stessi poteri, è detta bicameralismo perfetto. In tale ordinamento le due camere, composte da due maggioranze diverse, si controllano vicendevolmente e una legge dev’essere approvata da entrambe prima di entrare in vigore, da qua il potere legislativo del Parlamento. Eliminare una delle due camere (o toglierle la funzione legislativa) significa dare tutto il potere ad un’unica maggioranza che, nel caso in cui entrasse in vigore l’italicum, sarebbe così schiacciante comunque vadano le elezioni che porterebbe all’unione del potere esecutivo e del potere legislativo nelle mani del Governo, in barba a Montesquieu. A proposito dell’italicum vorrei farle un piccolo esempio di come funzionerà: abbiamo i partiti A, B e C che sono le maggiori forze politiche. Alle elezioni A prende il 25%, B il 23% e C il 21%, il restante 36% viene disperso in partiti che adesso non ci interessano. Secondo l’italicum, visto che nessun partito ha raggiunto il 37%, bisogna andare al secondo turno a cui accederebbero i due partiti (o le due coalizioni) più votati: A e B. Inevitabilmente al ballottaggio uno dei due raggiunge il 51% e questo risultato comporterebbe per quel partito un premio di maggioranza tale da portarlo al 53% dei seggi. In altre parole un partito, anche se ha il 25% (ma anche meno) di preferenze, può accaparrarsi più della metà dei seggi. Lascio a lei il compito di trarne le dovute conclusioni.

Cordiali saluti

Tito G. Borsa
direttore.lavocechestecca@gmail.com

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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