Lettera al Direttore: separare gli aspetti dell’assoluzione di B.

Caro Direttore,

la recente assoluzione ottenuta da Berlusconi nell’appello del processo noto come “l’incredibile storia della nipote di Mubarak”, ci costringe ad una riflessione generale sulle ragioni del diritto, quelle politiche e quelle del cuore. Secondo questa distinzione, generalmente ignorata da gente comune, mass media e politici in malafede, l’assoluzione ha una sua coerenza giuridica che va analizzata, compresa e casomai discussa nelle sedi opportune. Dal punto di vista politico ovviamente risulta inaccettabile che si parli ancora di B. e lo si ritenga un interlocutore. Per quanto riguarda infine le ragioni del cuore, be’ queste ci suggeriscono da un pezzo di occupare la mente in altro… Cosa ne pensa?

Distinti saluti

Chiara

Gentile lettrice,

non posso che concordare con lei negli ultimi due punti della sua lettera: il fatto che Berlusconi sia stato assolto nel processo Ruby-bis (non scordiamoci che a Napoli è ancora in corso il Ruby-ter) non vuol dire che sia stato assolto da qualunque reato passato presente e futuro. Questa è stata invece l’interpretazione di molti giornali dopo questa sentenza che, poste le giuste premesse, era tutto sommato prevedibile, ma ne parleremo più avanti. Per quanto riguarda quelle che lei chiama “ragioni del cuore”, sono pienamente d’accordo con lei: sarebbe ora di finire di occuparci di questi processi ad un ex Premier, ex Cav, ex tutto. Il problema è che ci viene indirettamente impedito: come possiamo noi, giornalisti politici, a ignorare le beghe giudiziarie di un già condannato quando tale individuo è stato messo a stuprare la Costituzione? Detta così sembrerebbe una barzelletta: un condannato in via definitiva per evasione fiscale, interdetto dai pubblici uffici, con altri processi in corso, viene scelto dal Presidente del Consiglio come socio nella riforma costituzionale. Farebbe anche ridere. Mi permetto di dissentire invece per quanto riguarda il primo punto della sua lettera: come ho già accennato prima, la assoluzione di Silvio era tutto sommato abbastanza prevedibile. Premesso che non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza, mi permetto di spiegarle cosa è successo, non penso di andare troppo lontano dal vero: Berlusconi è stato assolto perché il fatto non costituisce reato. Mi spiego meglio: grazie alla famosa legge Severino, la concussione fatta senza minacce fisiche o verbali, usando cioè parole che possono voler dire tutto e niente, è reato solo se il destinatario di tali “minacce” ha un vantaggio indebito facendo quello che gli viene detto di fare. Non è così per il funzionario che ricevette la famosa telefonata da Parigi: l’unico vantaggio che ha avuto è stato il non essere trasferito su un cucuzzolo degli Appennini. Concludo esortando a parlare di questa storia perché gran parte dei giornali sta diffondendo una versione distorta dei fatti avvenuti: i fatti, in quanto tali, sono indiscutibili (B. è andato a puttane e ha telefonato da Parigi per chiedere la scarcerazione della presunta nipote di Mubarak), quello che però viene analizzato in un processo sono le motivazioni e le interpretazioni. Una assoluzione spesso non è conseguenza del mancato compiersi del reato.

Cordiali saluti

Tito G. Borsa

direttore.lavocechestecca@gmail.com

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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