Riflessioni alla ricerca del mio daimon

Diciamo le cose come stanno: l’umanità non se la passa bene in questo periodo. Il Papa pensa che stiamo vivendo la Terza Guerra Mondiale a puntate e secondo me ha ragione. Nel paese di Obama rischi ancora la pelle se solo non ce l’hai bianca; Robin Williams si è impiccato; hanno tolto il lieto fine dalle favole (e anche da How I met your Mother); e la letteratura che va di moda adesso parla di un futuro lugubre e postapocalittico, dove la diversità tende ad essere soffocata. Non che a me non piaccia, la trovo affascinante e la imito, mio malgrado. A tal proposito, leggetevi una delle trilogie più sottovalutate della storia, forse la più anticlericale: Queste Oscure Materie di Philip Pullman, un genio triste e profondo. Ha creato milioni di mondi, in alcuni di questi le persone hanno un “daimon” visibile, ovvero uno spirito-guida che ha l’aspetto di un animale, nientemeno che la proiezione della propria anima all’esterno. Spesso mi sono chiesta che forma avrebbe il mio daimon, senza riuscire a trovare una risposta soddisfacente. Quando la troverò sarò del tutto matura o del tutto pazza, dipende. Pullman mi ha fatto anche riflettere sull’aldilà e l’idea che esista un paradiso ha perso credito, decisamente, penso che la disgregazione degli atomi e basta sia di gran lunga l’ipotesi più probabile, però se mi sbaglio troverò il modo di farvelo sapere (il più tardi possibile, si intende!). Perdonatemi, ma è molto difficile non pensare alla morte con tutto quello che sta succedendo e con la homepage di Facebook che diventa una lunga iscrizione funebre ogni volta che muore qualcuno. Sono pronta a scommettere che molti di quelli che hanno condiviso frasi di Williams non sapevano nemmeno la differenza fra l’attore e il cantante. Ma sto divagando. Vi ho raccontato questo per confessarvi uno dei miei segreti: i cimiteri mi fanno ridere e le esposizioni di mobili all’Ikea mi fanno (quasi) piangere. Stupido, vero? Forse sono la prima donna del secolo che non ama visitare l’Ikea. Il punto è che vedere tutte quelle stanze arredate perfettamente e sapere che nessuno le userà mai mi riempie di un’insensata tristezza, però sono bellissime, nulla da eccepire, anzi… Se fossi Matteo Renzi sposterei l’Expo direttamente all’Ikea. A proposito di Expo, la prossima settimana vi parlerò di un “clamoroso caso di tangenti” che non potreste leggere da nessun’altra parte.

Cecilia Alfier

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