Prendere una fava con due Merli

La responsabilità penale è personale, in una democrazia moderna le colpe dei padri non ricadono sui figli. Così Pierluigi Battista, essenziale editorialista del Corriere, ospite giovedì sera da Mentana su La7, ha commentato la notizia dell’avviso di garanzia recapitato a Tiziano Renzi, padre del ben più noto Matteo. Non si può che essere d’accordo con lui: cosa c’entra Matteo con gli scandali di Tiziano? Evidentemente nulla. Pigi Battista ha però scordato che Matteo Renzi non è un cittadino comune: è il Presidente del Consiglio italiano e quindi oltre alla mera responsabilità penale, porta sulle spalle anche una responsabilità prettamente politica. L’acuta mente del Corriere ha poi bacchettato il direttore del Fatto Quotidiano Antonio Padellaro (presente in studio) e tutti i direttori delle principali testate: non bisogna dare la notizia delle indagini che riguardano Tiziano Renzi, sospettato di bancarotta fraudolenta: un avviso di garanzia non vuol dire nulla ed un povero cittadino (da considerarsi innocente fino a sentenza contraria) rischia di venirne a conoscenza dai giornali prima che dalle autorità. Il ragionamento partorito da Battista ha un qualcosa di stupefacente (non in senso stretto): innanzitutto è normale ricevere avvisi di garanzia, ognuno di noi ne riceve almeno uno durante la sua vita, naturale. Proseguendo appare ancor più sorprendente (e abbacinante) che un individuo che afferma di essere un giornalista ritenga che le indagini sul padre del premier non siano una notizia da pubblicare. Per delicatezza si intende. Non sia mai che il giornale arrivi prima dei funzionari. La prossima volta ci chiameranno coccolatori, badanti o baby sitter. Su Repubblica di oggi 20 settembre tuona invece in prima pagina la flebile penna di Francesco Merlo: «povero papà Tiziano che fa subire al figlio Matteo il doppio abuso sentimentale dell’amore e dell’odio che, nella politica italiana come nei versi di Catullo, si confondono e si perdono l’uno nell’altro». La prima domanda che ci si pone è come abbia fatto il ben conosciuto Merlo a partorire righe di tale poesia e di tale intensità ma immaginiamo che non sia dato saperlo. La seconda è se Merlo stesso ha compreso il significato di quanto ha scritto. Ma andiamo avanti: pur non esprimendosi apertamente sulla posizione di Tiziano Renzi nella faccenda, Merlo dà una criptica lettura dei fatti perché «il retroterra economico che si intuisce è sicuramente quello delle furbizie familiari di paese». Furbizie di paese che ammontano a quasi 38 milioni di euro, quisquilie. Fin qui tutto – più o meno – nella norma: ma è il sottile sarcasmo dell’ultima frase a toccare vette che neppure Montanelli avrebbe mai potuto raggiungere: «povero Renzi, rischia di restare prigioniero degli auguri che gli porgono il Foglio a nome dei detenuti, e il Fatto a nome di secondini». Le risate sono davvero incontenibili.

Passando da un Merlo all’altro, ci dedichiamo al meno noto Salvatore, firma dell’appena citato Foglio, giornale con più lettere nel titolo che lettori. Ignorando (come tutto il resto della redazione) la notizia dell’avviso di garanzia a Renzi senior nonostante siano trascorsi solo due giorni, Merlo intervista Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, definito dal giornalista «l’uomo di Matteo Renzi a Bruxelles». Le parole di Gozi non peccano certo di ermetismo: l’Italia sta imponendo una svolta nella politica economica dell’unione; il guaio per l’Europa è stato l’eccesso di delicatezza; la tragedia europea dipende dal vischio della conservazione dell’uguale. Questo è solo un assaggio.

Quello che si nota è che in alcuni giornali (Repubblica e Corriere) le indagini su Tiziano Renzi servono come inaspettato diversivo per non parlare delle difficoltà che sta incontrando il governo in queste settimane. Sul Foglio invece si utilizza ancora la vecchia tecnica basata sulle promesse, sulle parolone, sul cambiamento che sono serviti per stravincere le europee ma che alla lunga non danno grandi risultati. Pare scontato che dire ogni giorno che il PIL aumenterà non porta ad un effettivo rialzo del PIL, tanto per fare un esempio. I giornali stanno divenendo quelle che qualcuno aveva acutamente chiamato armi di distrazione di massa che riempiono la mente dei lettori di informazioni superflue e di polemiche patetiche per far scordare la cosa più importante: che siamo nella merda.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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