Tre giorni per la vita

Basta V-Day o similia, dal 10 al 12 ottobre, dopo una miriade di problemi risolti o ignorati, il Movimento 5 Stelle si riunirà tutto (meetup, sindaci e cittadini) al Circo Massimo a Roma. Dalle premesse questi tre giorni sembrano avere qualcosa di diverso dall’impeto distruttivo del Vaffanculo di qualche anno fa. Sembrano essere passate ere. Ora il M5S, dopo il non-trionfo delle europee, deve iniziare ad essere costruttivo in maniera lampante: deve mostrare i propri risultati anche agli elettori degli altri partiti che spesso sono vittime di una certa disinformazione diffusa. Non è un compito facile ma non c’è altra strada: se si vogliono vincere le elezioni (che secondo molti non tarderanno ad arrivare, Grillo stesso in lo ricorda spesso sui social) bisogna farsi votare. Pare una banalità ma fino a pochi mesi fa sembrava una realtà completamente avulsa al Movimento: certi “suicidi politici” firmati Beppe Grillo & Co. rimarranno probabilmente nella Storia. Come si fa a conquistare un elettorato moderato con frasi come ‘io sono oltre Hitler’? Capiscono tutti l’iperbole? Non volendo dubitare della salute mentale dei vertici pentastellati, un comportamento simile è forse da imputare ad una più o meno conscia paura di perdere gli elettori che si hanno già. Si cerca di dar loro quello che vogliono (almeno in apparenza): grida e frasi ad effetto. Ma coloro che hanno votato due volte il M5S lo voteranno sempre, e quelli che se ne vanno se Grillo non urla più non valeva la pena di averli, ora bisogna occuparsi di quelli che per due volte non hanno votato il Movimento. Cosa fa paura del M5S? È innegabile che ideali come l’onestà e la lotta ad ogni forma di corruzione possono far paura a molti, ma a nostro parere il vero motivo ha un nome e pure un cognome: Giuseppe Grillo. Non possiamo certo definirci un paese storicamente coraggioso (quando mai abbiamo concluso una guerra con gli stessi alleati iniziali?), ed è abbastanza comprensibile che all’italiano medio Grillo faccia “paura”: l’uso di certe immagini, le urla e certe frasi politicamente folli fanno sorgere l’idea che se questo pazzo sale al potere verrà fuori una dittatura. Bisognerebbe però prendere Grillo per quello che è: un comico. E come tale è abituato a fare teatro, ad impressionare gli uditori. Come lui stesso ha detto, in questo modo è riuscito ad incanalare la rabbia di diverse migliaia di italiani che erano davvero vicini a compiere l’irreparabile. Fatto questo, però, Grillo dovrebbe andarsene, un atto definitivo, dignitoso e fatto per il bene del Movimento: in questo anno e mezzo molti neoeletti sono cresciuti molto politicamente. Qualche nome? Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Paola Taverna e moltissimi altri. Devono occuparsi loro del Movimento 5 Stelle, trasmettendo un’immagine diversa ai cittadini: non c’è nessuna violenza in quello che facciamo, vogliamo solo guarire questo paese dal cancro che lo divora da quasi settant’anni. Poi toccherà al cittadino scegliere a chi dare il proprio voto, ma la loro parte l’avrebbero fatta. Avrebbero fatto il possibile. Se da questi tre giorni al Circo Massimo non verrà fuori qualcosa di nuovo, il M5S sarà destinato a rimanere una “rivoluzione inespressa”.

Tito G. Borsa

ilfattoquotidiano.it
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Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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