Isis: qualche spiegazione

L’Isis è lo Stato Islamico nato il 29 giugno su parte dei territori di Siria ed Iraq, con capitale la polverosa Raqqa, sotto il motto di “Restare ed Espandersi”, noto anche come Califfato perché guidato dal califfo al-Baghdadi. Niente a che fare, quindi, con un gruppo sgangherato di fanatici terroristi, ma miliziani ben organizzati che governano 10 milioni di abitanti.

Il richiamo che il Califfato esercita su molti giovani, anche europei, non ha nulla a che vedere con la povertà e l’emarginazione, rappresenta invece la realizzazione di un sogno, della vera società mussulmana. Un po’ quello che rappresentavano l’Urss e i paesi dell’est per i giovani di sinistra negli anni 50 e 60, una sorta di “Ti aspettiamo, qui viviamo l’autentico Islam”. Basti pensare che un giovane inglese su sette dichiara di avere “simpatia” per l’Isis, un po’ come accadeva con le Brigate rosse, di cui molti pensavano che usassero metodi sbagliati, ma che in fondo avessero ragione, prima di capire che erano solo dei violenti.

Il reclutamento sta avvenendo a livello globale, con una campagna di video-messaggi sul web molto accattivanti e ben fatti e i risultati non si sono fatti attendere: gli ultimi dati ci dicono che sono 15 mila i combattenti stranieri nelle fila dell’esercito dell’Isis, provenienti da più di 80 paesi, alcuni inattesi come il Cile, e che crescono di mille unità al mese. Chi sono queste reclute, mussulmani osservanti e oltranzisti? Per nulla. Ricerche fatte su alcuni giovani arruolatisi nell’Isis hanno rivelato vite normali, con una religiosità tiepida, rinfrescata a pochi giorni dalla partenza con la lettura di qualche “bignami” dell’Islam, attirati però dall’idea di partecipare alla costruzione della “società ideale” fino ad una eventuale consacrazione ad eroe, morendo in combattimento. Anche nel rendersi protagonisti delle bestiali decapitazioni dei prigionieri, tutto rigorosamente ripreso e pubblicato in rete, c’è una gran voglia di apparire ed essere protagonisti. Poco importa poi che il califfo al-Baghdadi sia in realtà un crudele tiranno e il Califfato una sorta di girone infernale, nemmeno l’Urss e la Cambogia erano questi gran paradisi, eppure….

Le popolazioni dei territori occupati dal Califfato sono state inizialmente irretite con la realizzazione di strade e scuole, con l’efficiente erogazione di acqua ed elettricità, con il buon funzionamento degli uffici pubblici e dei servizi sociali, per poi ritrovarsi rapidamente in un incubo: obbligo di preghiera cinque volte al giorno e di vestirsi secondo il costume integralista, donne lapidate, musica vietata, rigorosa applicazione della Sharia. In effetti, sono proprio i mussulmani, soprattutto gli sciiti perché quelli dell’Isis sono sunniti, le prime vittime di questi fanatici, seguiti dalle popolazioni di religione diversa, cristiani e yazidi, e dagli operatori umanitari che lì si recano per dare aiuto.

Più volte si è detto che gli islamici europei non avrebbero mai protestato contro l’Isis, ma non è vero. In una manifestazione in settembre a Milano giovani mussulmani a volto scoperto hanno bruciato la bandiera del Califfato e su Facebook è stata lanciata la campagna “#NotinmyName”, ma purtroppo i media non ne hanno parlato.

Ora l’Europa si chiede se l’ Isis possa diventare un pericolo anche per noi: non lo sappiamo, ma non possiamo escluderlo, le minacce recentemente lanciate non possono essere sottovalutate. L’Isis è un nemico pericoloso e molto ostico che certamente non può essere fermato solo bombardando dal cielo, tutti gli osservatori dicono che per sperare di sconfiggerlo è necessaria una campagna di terra, una guerra con molte probabili vittime insomma. Chi dovrebbe effettuarla? Sarebbe significativo la facessero l’Arabia Saudita e gli altri paesi islamici, forse anche l’Iran e non gli USA, che verrebbero visti ancora una volta come i guardiani del mondo andati ad imporre il loro ordine. Sulla questione va ricordata anche la posizione di papa Francesco: “ E’ lecito fermare l’aggressore ingiusto”.

Sono molti i paesi, tra cui l’Italia, che seppur in modo diverso stanno intervenendo nell’area. Adesso è ora di cambiare passo per scongiurare l’avanzata dell’Isis che è attestato, è bene ricordarlo, a solo un’ora di volo da Istanbul.

Zigulì

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