Maurizio Saia: c’era una volta il West

Lo chiamano «sceriffo», il Pat Garrett del Listòn, e lui si chiama Maurizio, Maurizio Saia. Braccio destro, almeno fino a poco tempo fa, del sindaco di Padova Massimo Bitonci (qualche giorno fa hanno litigato – dicono le malelingue – per poi riappacificarsi con stretta-di-mano-su-Facebook), e veterano della politica patavina, e non solo. Ma chi è davvero Maurizio Saia? Cosa si cela dietro l’uomo che è stato definito, su questo blog, incarnazione degli ideali liberali? Il futuro sceriffo è attivo politicamente già dal 1972, aveva 14 anni, fra le file del Fronte della Gioventù e già allora dimostra di avere la stoffa dello statista: due anni più tardi viene nominato fiduciario del Fronte all’Istituto Vescovile «Barbarigo», di cui è studente. Possiamo dire che il buon Maurizio non si è mai fatto mancare nulla: nel suo palmares figurano posizioni molto importanti nel panorama locale dell’Msi, una trombatura alle elezioni della Camera del 1996 (il carnefice si chiama Flavio Rodeghiero, attualmente suo collega assessore a Padova), un’elezione nel 2001 a deputato di An e due mandati da senatore nel 2006 e nel 2008. Poi il ritorno alla madre terra padana, non prima di aver aderito e poi «abbandonato» Gianfranco Fini e la sua fallimentare Futuro e Libertà. Celebre la definizione data da Fini stesso parlando di Saia: «è un imbecille». Da che pulpito. L’ideologia saiana è un curioso miscuglio di Lega e Fascio, un pericoloso intruglio che fortunatamente è difficilmente contagioso: tante cose si possono dire dell’ex FdG, ma non che abbia carisma da vendere. Forse l’ha perso per strada. Si è visto infatti alle elezioni comunali di quest’anno, quando (Ri)Fare Padova, la lista civica di Saia, ha preso soltanto il 4%. Se poi sommiamo le 7 liste che lo sostenevano, otteniamo circa il 10%. Un vero affarone. Se Saia non avesse deciso di unirsi al carrozzone Bitonci, è probabile che non avremmo più sentito parlare di lui. Un bene? Un male? A voi l’ardua (?) sentenza. Fatto sta che, ne abbiamo accennato prima, si vocifera che il rapporto fra Max e Maury si stia velocemente deteriorando, sono solo voci alle quali noi non prestiamo ascolto; soprattutto dopo averli visti stringersi la mano in piazza Delle Erbe definendo «gufi» quei quattro giannizzeri che avevano osato vederli uno contro l’altro. I giornali in primis. Vi ricorda qualcuno? Un indizio: è fiorentino.

Ma, bisogna dire, la cura Bitonci&Saia sta dando indubbiamente i suoi frutti, a soli 5 mesi dalla loro elezione: il «degrado» è emigrato da Padova, e con lui tutti gli extracomunitari. Chi è ormai che viene infastidito da qualche accattone? Nessuno, ovviamente.

Maurizio Saia santo subito!

Tito G. Borsa

P.S. Colgo l’occasione per ricordare all’assessore Saia che mi ha promesso (a maggio) un’intervista che non è mai stata fatta visto che lui per mesi si è rifiutato di rispondere alle telefonate. Forse, se davvero noi «abbiamo problemi seri» (come ha detto compare Max), non sarebbe un’ottima idea rispondere alle nostre domande per confutare punto per punto ogni critica?

541555_761594673890147_3556892549362590219_n

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares