Ogni popolo ha il governo che si merita

Non è certo una novità ma male non fa ripeterlo ancora: siamo un paese allo sbando. Non perché c’è Renzi, non perché Grillo afferma di essere contro la Bce e non contro l’Isis, non perché il pregiudicato Berlusconi è ancora lì a fare il leader di un centrodestra che non esiste più; ma perché questi personaggi sono il nulla, politicamente parlando. Il 20% degli aventi diritto al voto in Italia ha dato la propria fiducia a Renzi, l’uomo che ha fondato il suo «impero» sulle promesse, un Berlusconi 2.0 che non dovrebbe ingannare chi ha avuto la (s)fortuna di assistere alle gesta dell’allora Cavaliere quand’era una persona e non ancora l’ombra di se stesso. Che il paese sia allo sbando è evidente, anche e soprattutto ignorando la cronaca politica: Casa Pound e la Lega che decidono al posto del comune di Roma che il centro rifugiati di Tor Sapienza fosse da sgomberare; la polizia a Roma e (oggi) a Padova che carica contro i manifestanti a causa di qualche cane sciolto che andrebbe isolato; i miei coetanei che su La7 da Giulia Innocenzi a Announo aggrediscono Landini che forse è stato l’unico sindacalista ad essere sempre coerente con se stesso, peccando forse di obsolescenza. Manca un punto di riferimento serio capace di smuovere le acque e costringere anche gli altri a fare sul serio. Questo punto di riferimento non è Berlusconi, non è Renzi e non è nemmeno Grillo. Tutti e tre, chi per motivi «legali» chi per promesse del cazzo e chi per certe uscite altrettanto del cazzo, sono bruciati sull’altare del tempo: sono vecchi. Sarebbe affascinante vedere Renzi che rottama se medesimo. Qua non si parla di età, come farebbe lo spregiudicato fiorentino, quanto di passato politico: non sarei scettico a priori se il prossimo avesse settant’anni, lo sarei se provenisse da sette o otto legislature. Siamo in un paese che è nato incancrenito dalla corruzione, dalle lodi ai furbetti e dall’insensibilità verso la cosa pubblica. La crisi mondiale del 2009 non ha fatto altro che scoperchiare giganteschi vasi di Pandora che erano là a ristagnare da anni, chissà quando sarebbero emersi se non ci fosse stata. Ebbene sì, in un certo senso potremmo anche essere grati alla crisi; sempre però che ne approfittiamo. Dovremmo davvero fare come la fenice che rinasce dalle proprie ceneri e questo è, per così dire, il momento in cui il fuoco ha le sue fiamme più alte, il momento in cui noi tutti possiamo (e dobbiamo) scegliere: o incenerirci o risollevarci. Purtroppo però, complici anche slogan allettanti di certi personaggi i cui nomi ci sono fin troppo noti, tendiamo a cedere alle promesse che però, da popolo senza memoria quale siamo, scordiamo presto. Questo ci impedisce di «presentare il conto» ai soliti noti che troppe volte ce l’hanno fatta contando sulla nostra inettitudine. «Ogni popolo ha il governo che si merita» dicevano Freak Antoni e Rousseau, vediamo di renderci degni di qualcosa di buono. O, per lo meno, di dignitoso.

Tito G. Borsa

Jean-Jacques Rousseau
Jean-Jacques Rousseau

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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