La potenza di uno sguardo: Corcos a Padova

Il 6 settembre le opere di Vittorio Corcos hanno varcato le porte di Palazzo Zabarella a Padova per restarci fino al 14 dicembre. Consiglio: approfittate di quest’ultimo mese a disposizione e andateci, perché merita.
Grande ritrattista nato nel 1859 e appartenente al periodo della Belle Époque, è stato soprannominato il «pittore dello sguardo»: sono proprio gli sguardi, che seguono e fissano lo spettatore durante la mostra, a colpire: occhi di cento anni fa, ma colmi di un’intensità che sembra perforare la tela dei dipinti. Occhi di donne, di bambini, occhi vispi e occhi umidi di pianto.
Corcos amava catturare la psicologia delle persone, per questo le frequentava assiduamente prima di ritrarle. Le pose poco convenzionali e lo stile degli ambienti dicono molto dei protagonisti dei quadri: a volte molto dettagliati, a volte più accennati, i suoi tratti di pennello non lasciano nulla al caso. La nitidezza delle immagini fa quasi impressione: viene la tentazione di toccare il velluto dei vestiti, di accarezzare i cani ritratti assieme ai nobili, di scansarsi vedendo la punta dell’ombrello di una signora che quasi fuoriesce dal quadro.
La protagonista di
Sogni, forse la sua opera più celebre, si è meritata a pieno titolo il privilegio di essere il simbolo della mostra. Lei è Elena Vecchi, la si incontra seduta su una panchina con dei libri accanto, forse ha appena smesso di leggere, forse deve ancora iniziare. La sua posa è alquanto seducente, assolutamente non volgare, ricordiamoci che siamo nel 1896: un’epoca molto rigida e chiusa per ciò che concerne la figura femminile rispetto ai nostri standard. Le gambe accavallate sotto la gonna lunga, il mento posato sulla mano chiusa a pugno, i capelli scompigliati forse dal vento e uno sguardo enigmatico che fissa lo spettatore. A fine Ottocento è stata definita una figura di «seducente perversità». Oggi è definibile solo come una grandiosa opera d’arte.
È talmente magnetico il ruolo giocato dagli sguardi che quando si incontrano figure dal volto celato – col cappello calato sugli occhi, o voltate di spalle – ci si resta quasi male, si percepisce che viene a mancare quell’ipnotismo e si capisce che Corcos ha vinto. Ha giocato con quella maestria che lo contraddistingue in tutte le sue opere.
C’è anche un suo autoritratto, commissionatogli dagli Uffizi nel 1913. Lo sfondo è neutro, il suo sguardo pensieroso; si è dipinto con il camice da pittore addosso, ma senza pennelli tra le mani. Ciò significherebbe la sua definizione di artista per eccellenza, che non ha bisogno di dimostrarlo in alcun modo. Potrà sembrare un eccesso di superbia da parte sua, ma suscita anche una certa tenerezza: è un ritratto molto essenziale in cui spiccano i suoi occhi silenziosi e solitari, che però nel silenzio dell’arte catturano e danno valore alla psicologia e all’emotività delle persone. Ancora, nel 1896 come oggi e per sempre,
gli occhi.

Laura Peron

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La Voce che Stecca

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