Genova e Milano: non è problema loro

Ormai lo sanno anche i muri: la Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) di Milano è nel bel mezzo di una bufera. Solo negli ultimi giorni (!) si sono accorti che moltissime case popolari milanesi sono occupate da stranieri, da disperati che hanno perso la casa e da balordi che magari una casa ce l’hanno ma che sentono un’irresistibile frenesia ad appropriarsi di quelle altrui. Il problema è che tutte queste tipologie di occupanti sono trattate col medesimo modus operandi: intervento della polizia, sgombero e denuncia (spesso innocua: sono a piede libero dopo 24 ore). Sappiamo già come andrà a finire: can can a non finire, servizi su tg, talk e su quell’intruglio made in La7 che è Announo e poi, calmatasi la tempesta? Assolutamente nulla. Ci saranno dei nuovi occupanti, delle nuove rivolte di «poveri contro poveri» (citando le parole di qualche erudito analista) e poi un nuovo boom. Una catena apparentemente indistruttibile che fa da contorno agli altrettanto assurdi eventi che stanno condannando i genovesi in questi giorni. Stiamo parlando, non a caso, di assurdità: è mai possibile che nel 2014 quando con un iPhone riusciamo a farci il caffè e ci sono così tanti soldi da poter far volare il ministro della difesa con un aereo di stato, non si abbiano la tecnologia e i soldi necessari per mettere in sicurezza Genova? Ed è mai possibile essere nel 2014, e reputarci un paese civile, se esistono ancora persone che non hanno una casa e se balordi e disperati sono ancora messi sullo stesso piano? Li accomuna il reato, vero, ma non certo il movente del reato stesso. Ma non importa: non sono questi i problemi del paese, meglio contare quante cariche politiche vuole accavallare Alessandra Moretti fra Parlamento, Europarlamento e Regione Veneto. Ancora meglio fare come Renzi che è tranquillo in Australia al G20 mentre Genova sta andando sott’acqua. Ci auguriamo che si faccia vivo al più presto in terra ligure, anche a costo di essere bersaglio del lancio di frutta e dei fischi. È meglio stare sempre nel mondo delle favole dei palazzi del potere, andare in tv solo per rassicurare – non si sa bene sulla base di cosa – i cittadini: tutto andrà bene, non avete nulla da temere, ci sono io Supermatthew alla riscossa. Al di là delle tragedie che i fatti di Genova e di Milano si portano dietro, che non stiamo certo minimizzando, questi sono i sintomi che c’è qualcosa (di grande) che non va in questo paese: sembra di essere tornati indietro di duecento anni: zero mobilità sociale, zero possibilità per chi non ha già un posto e il «re» che se ne sta ben lontano dalle vicende più drammatiche, preferendo gli impegni istituzionali. Faceva notare Stefano Feltri sul Fatto di oggi che la popolarità di Renzi sta inesorabilmente calando: le bugie hanno le gambe corte e gli italiani non hanno si divertono più con le balle del Berlusconi 2.0 dopo averle sentite per vent’anni. Ma evidentemente questo non è problema loro, è solo un problema di noi cittadini che, in teoria, dovremmo essere i datori di lavoro della nostra classe politica: li scegliamo, li paghiamo e li sopportiamo. Farcelo mettere nel culo dovrebbe essere troppo.

Tito G. Borsa

foto da svolta.net
foto da svolta.net

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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