Caso Eternit: un dovuto mea culpa e un appello

Dobbiamo fare tutti un mea culpa: il dramma di Casale Monferrato chiamato Eternit non è mai apparso fra le pagine di questo blog, idem per gran parte dei giornali cartacei. Questo è dovuto sia alla mancanza della famigerata notizia fra la sentenza d’appello e quella in Cassazione, sia quelle che vengono spesso definite «scelte editoriali» ma che poi non sono altro che preferenze del tutto soggettive degli argomenti da trattare. A nostra parziale discolpa abbiamo il basso numero di collaboratori, ma non ci sono scuse. Ci dichiariamo un blog di libera informazione attento alle problematiche del paese e dopo non ci occupiamo di una schifosa faccenda che ha causato la morte di più di 2900 persone. La sentenza di ieri è stata un durissimo colpo per quelle famiglie che aspettavano da più di 5 anni giustizia ed è stato un colpo altrettanto duro per la credibilità del nostro paese. Fortunatamente è ancora in piedi il processo chiamato Eternit bis, però non bisogna accontentarsi. In Italia la prescrizione non funziona: anziché indurre ad un accorciamento dei processi, ha portato a moltissimi casi di procedimenti andati all’aria anche se le prove a carico degli imputati erano pesantissime. Il Fatto di oggi si occupa già di questo, ricordando le vicende di Berlusconi, di Andreotti, del nazista Priebke e di molti altri; noi preferiamo rimandare l’aspetto giuridico ad un altro momento.
Facciamo appello a tutti i lettori di Casale Monferrato e a tutti quelli che conoscono qualche residente nell’area dell’Eternit di contattarci per raccontarci la loro esperienza.
Dopo questo doloroso ma dovuto mea culpa, adesso è ora di rimediare al nostro errore.

Tito G. Borsa
direttore.lavocechestecca@gmail.com

eternit

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

Un pensiero riguardo “Caso Eternit: un dovuto mea culpa e un appello

  • novembre 21, 2014 in 4:57 pm
    Permalink

    Non mi ritengo una giustizialista, come va di moda dire ora. Tuttavia credo che i danni all’ambiente e alla salute dei cittadini andrebbero scontati con decenni di carcere e il pagamento di risarcimenti milionari. Solo approvando leggi di tale durezza si riuscirebbe a indurre imprenditori troppo disinvolti a muoversi con cautela. Purtroppo per molti di noi la legge non educa, deve spaventare e basta. Un abbraccio ai cittadini di Casale. Non mollate!
    Chiara

    Risposta

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