Lettera aperta a Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti

Gentile Presidente dell’Ordine dei Giornalisti,

le scrivo a proposito della denuncia che ha presentato a carico di Barbara D’Urso per «esercizio abusivo della professione» e per le «ripercussioni sull’immagine di quest’ordine». Secondo quanto lei scrive nell’esposto, la D’Urso avrebbe svolto un’attività (l’intervista) che è specifica della professione giornalistica senza però essere iscritta all’Ordine. Chi le scrive «dirige», ma in realtà gestisce, un blog e ha pubblicato svariate interviste a personaggi dello spettacolo e della politica pur non essendo iscritto all’Albo. Se posso, dal nulla che rappresento nell’informazione italiana, dirle la mia opinione a riguardo, non credo che per fare informazione (soprattutto nell’era digitale) serva essere iscritti all’Ordine, ma che servano piuttosto onestà, libertà e oggettività, e questi fattori non sono legati all’essere un giornalista professionista, quanto piuttosto a un ideale di informazione che, purtroppo, è quasi scomparso nel nostro paese. Tornando sul discorso di Barbara D’Urso, non sarebbe stato più efficace denunciarla per disinformazione? Non posso che essere d’accordo con lei sul fatto che l’intervista all’amico di Elena Ceste sia stata un esempio di come non si deve fare giornalismo (sempre che qualcuno credesse ancora che Domenica Live fosse uno spazio di informazione), un’intervista puntata unicamente sull’aumento dell’audience. E ovviamente questo non è che l’ultimo di una lunghissima serie di episodi simili: come non ricordare, saranno stati sei o sette anni fa, Barbara D’Urso alla guida del Guinness World Record che trattava l’uomo più basso del mondo (trentenne) alla stregua di un bambino, magari anche ritardato? E, sempre in quell’occasione, sono indimenticabili le squallide battute che l’uomo più basso del mondo si portava dietro perché «osava» un po’ troppo con la generosa scollatura della conduttrice. Mi auguro che lei non abbia mai visto quel programma, uno dei simboli dell’aberrazione della televisione italiana. È più grave che Barbara D’Urso faccia interviste pur non essendo iscritta all’Ordine oppure che faccia un programma che si spaccia per giornalismo ma che invece è disinformazione allo stato puro? Secondo il mio modestissimo parere, è quest’ultima a dover essere oggetto di una denuncia, non tanto la prima.

Se invece il problema è che la D’Urso non è iscritta all’Albo (non più), allora, con grande sacrificio, devo per forza stare dalla parte della soubrette: continuo a non capire (e forse non capirò mai) perché un’intervista debba essere fatta solamente da un giornalista professionista, quando ci sono molti individui (iscritti all’OdG) che meriterebbero di esserne radiati per le «ripercussioni sull’immagine di quest’ordine», per usare le stesse sue parole. Sono d’accordo sulla sanzione se il capo di imputazione riguarda la faziosità e il palese scopo di aumentare gli ascolti delle interviste fatte dalla D’Urso, se invece la motivazione è proprio l’«esercizio abusivo» della professione, allora dovrebbe denunciare anche me. Forse l’unica differenza che c’è fra La Voce che Stecca e Domenica Live è che almeno noi ci siamo tutelati scrivendo chiaro e tondo nella pagina iniziale che la nostra non è una testata registrata in tribunale e che io non sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Se è così, vuol dire che in Italia perde sempre il più sprovveduto.
Cordiali saluti

Tito Borsa

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Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

Un pensiero riguardo “Lettera aperta a Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti

  • dicembre 6, 2014 in 3:00 pm
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    Se invece il problema è che la D’Urso non è iscritta all’Albo (non più), allora, con grande sacrificio, devo per forza stare dalla parte della soubrette: continuo a non capire (e forse non capirò mai) perché un’intervista debba essere fatta solamente da un giornalista professionista

    Purtroppo la motivazione pare proprio quella. Non penso ci sia molto da capire, in quanto non c’è nessuna ragione valida per cui un’intervista debba essere fatta solo da un giornalista professionista. Hanno trovato il pretesto della trasmissione discutibile, ma l’obiettivo era colpire gli “abusivi”, come li chiamano loro.

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