Efe Bal: sono una prostituta e voglio pagare le tasse

A cura di Tito G. Borsa

Efe Bal viene dalla Turchia, risiede da 15 anni nel nostro paese e da 10 è cittadina italiana. Di mestiere fa la prostituta e da molto tempo lotta per poter pagare le tasse: le sono arrivate le cartelle di Equitalia ma lei ritiene che sia un’ingiustizia: è un’evasore fiscale ma è costretta ad esserlo perché il suo lavoro non è riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico.Per pubblicizzare la propria lotta è arrivata persino a comprare una pagina di pubblicità sul Corriere della Sera e a manifestare nuda davanti alla redazione di via Solferino.

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Perché ti piace il tuo lavoro?
Mi piace fare marketing a me stessa e fare sesso per vivere. Sono sana, famosa, faccio molta ginnastica e lavoro in un campo che risente pochissimo della crisi. Ho in media 10 clienti al giorno che spendono almeno 100 euro per mezzora in mia compagnia, non mi sembra di potermi lamentare di nulla.

Parlaci un po’ della questione della legalizzazione della prostituzione in Italia.
In Turchia ci sono i bordelli ma servono a ben poco: le prostitute per strada o in macchina ci sono comunque, soprattutto i trans come me. Io voglio avere una partita Iva e voglio poter pagare le tasse. Ho guadagnato quasi un milione di euro in 5 anni con un lavoro che io considero normale. Legalizzare la prostituzione arricchirebbe notevolmente l’Italia ma non con le case chiuse che finirebbero in un batter d’occhio in mano alla mafia: basterebbe riconoscere il nostro lavoro e dare dei permessi alle persone che vogliono prostituirsi. Ma, soprattutto all’inizio, sarebbero necessari tantissimi controlli ed è forse per questo motivo che nessuno ha il coraggio di prendere una decisione vera in questa direzione. Io ho una vita regolare: non bevo, non fumo, non mi drogo e, soprattutto, ho tempo per me stessa; certo ci sarà chi non sarà in grado di reggere e scoppierà ma quelli sono affari suoi. L’unico (grosso) neo della mia vita è che io sono un’evasore fiscale: mi rifiuto di pagare i soldi che mi chiede Equitalia finché non mi verrà fornita una pensione e dei servizi in cambio dei soldi che pago allo Stato. E magari mettere anche un’eccezione per le pensioni delle prostitute: è impensabile fare questo lavoro fino a 65 anni, soprattutto perché, se potessimo, verseremmo moltissimi soldi di contributi. Basterebbe davvero poco, magari pagare un forfait secondo quanto lavori come fanno in Svizzera: mi sembra abbastanza assurdo fare fattura al cliente di una prostituta. Io comunque sono troppo vecchia per beneficiare della battaglia che sto combattendo, mi auguro almeno che serva alle prostitute più giovani di me.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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