Note a margine su Bitonci e gli autovelox

Tribuna di Treviso
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È arrivato ieri, con 2 giorni di anticipo, il regalo di Natale del sindaco di Padova Massimo Bitonci, affezionato lettore del nostro blog. I destinatari? Alcuni padovani, ossia i destinatari delle 112mila multe per eccesso di velocità in tangenziale. Il buon vecchio Bitonci ha deciso di abbuonare tutte queste multe (anche quelle di chi andava a 180 km/h dove il limite è di 90) e anche quelle che verranno emesse fino al 31 dicembre. «Dopo sarò inflessibile» ha detto Max. Ci chiediamo quale credibilità possa avere un sindaco che «perdona» i suoi cittadini che non rispettano, a volte con dei rischi altissimi anche per l’incolumità altrui, le regole. Ci chiediamo inoltre quale sia il senso, se non quello puramente demagogico, di questi provvedimenti: in questo modo Bitonci ha dato carta bianca a tutti coloro che vorranno concludere il 2014 sfrecciando in tangenziale oltre i limiti, sapendo di avere un’«amnistia» che li attende. Ma è evidente che queste domande ce le facciamo solo noi: sulle edizioni online de Il Mattino di Padova e del Corriere del Veneto i lettori commentano presi da un’ondata di giubilo collettivo: volendo riassumere cotanta saggezza in una sola frase, si potrebbe dire «Finalmente un sindaco che non toglie ai cittadini i soldi per il pranzo di Natale». Ma ci rendiamo conto? In un paese normale (ma anche in una città normale, cosa che Padova da un po’ di tempo non è più) se non si vogliono pagare i soldi della multa basta non farsi multare. Il limite è di 90 km/h, a cui aggiungiamo la cosiddetta «soglia di tolleranza», pari al 5% del limite, quindi non si veniva multati fino a 94,5 km/h. Chi è stato multato non ha «premuto un po’ troppo sull’acceleratore», ma si è tranquillamente infischiato degli autovelox la cui posizione era stata pubblicata su tutti i giornali. Pare ovvio ma lo diciamo lo stesso, che la multa non è uguale per chi andava a 100 km/h e chi invece andava a 140 o a 180. Ed una multa per un eccesso di 5 km/h non costa quanto un pranzo di Natale. Vabbé, continuiamo così, cambiano le bandiere politiche ma la demagogia è sempre di moda. Ora però mette anche a rischio la vita dei cittadini. E l’opposizione che fa di fronte ad un chiaro incitamento a delinquere? Speriamo non sfrecci sul binario dell’indifferenza.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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