Note a margine su un paese a un passo dal crollo

L’Italia è appesa per un filo sul bordo di un precipizio la cui fine non è neppure visibile: la caduta sarebbe senz’altro fatale. Checché ne dica il nostro presidente del consiglio Matteo Renzi, viviamo in un paese che è vicino allo sfacelo: la corruzione è ovunque, la classe dirigente è quasi sempre alleata dei corrotti e i poveretti che hanno perso il lavoro per colpa della crisi soffrono sentendo, oltre al danno la beffa, lo Stato lontano e sordo alle loro richieste di aiuto. Non è nostro compito essere pessimisti, ma saremmo disonesti a dire che va tutto bene: ci daranno dei gufi e dei «professoroni», ma, come sempre, diremo la verità. Poco più di un anno fa, era il 27 novembre 2013, Silvio Berlusconi venne dichiarato decaduto dal suo ruolo di senatore e, nell’editoriale del giorno successivo, auspicavamo che non fosse che l’inizio di una nuova stagione per lo stato italiano. Non fummo mai più illusi di allora: nei mesi successivi cadde il governo Letta, l’arrivista Renzi glielo mise in quel posto e iniziò a fare accordi con l’ex Cav. E così il copione ricominciò ad essere recitato: cambiavano i personaggi ma c’era sempre la stessa, ben conosciuta e prevedibile trama. Il Fatto di oggi racconta degli 8000 senzatetto di Roma che, dopo il sequestro degli alloggi connessi allo scandalo di Mafia Capitale, sono costretti a vivere in giro per la città, nonostante le temperature non certo miti. Quel gran volpone del sindaco Marino ha raffazzonato in fretta e furia poco più di un centinaio di alloggi che sembrano una presa in giro. Chi di dovere ha buoni motivi per stare all’erta: tirando tirando prima o poi il filo si spezza e – si spera – quel giorno gli italiani non avranno più voglia di essere presi per fessi. Renzi avvisato mezzo salvato.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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