Note a margine su quell’«ubriacone» di Babbo Natale

Santa_Claus_Coca

Smisi di credere a Babbo Natale nel 2005: avevo undici anni e i miei genitori, per la prima volta, mi diedero di persona i regali. Non sono uno psicologo, ma sono fermamente convinto che la «favola» sia utile ai bambini, come lo sono certi giochi, almeno fino ad una certa età. Non la pensa come me don Ferdinando, parroco di Villasanta (Monza), che, alla vigilia di Natale, ha voluto ammonire i fedeli: «Babbo Natale è solo un ciccione ubriacone inventato dalla Coca-Cola per simboleggiare il consumismo durante feste che un tempo erano considerate sacre» e poi «Per colpa sua si pensa troppo al consumismo, lasciando i riti religiosi in secondo piano». Siamo d’accordo che il mito di Babbo Natale (non certo nostrano) abbia soppiantato le tradizioni precedenti, quando a portare i regali erano o Gesù bambino (il 25 dicembre) oppure direttamente i Re Magi il giorno dell’Epifania, cosa che peraltro aveva più senso. Questo però non autorizza don Ferdinando a distruggere ai bambini presenti all’omelia uno dei miti che più caratterizzano l’infanzia di gran parte dei cittadini del pianeta Terra. A che pro? L’unico effetto è stato far inferocire i genitori che, probabilmente, diserteranno le prossime messe celebrate dal nostro. Caro don Ferdinando, non credi che possano anche coesistere consumismo e spiritualità? Regali di Natale e preghiera? Non sarebbe forse il caso di occuparsi di problemi seri, almeno la notte di Natale, anziché distruggere i sogni dei bambini? E, comunque, dare a Santa Claus dell’ubriacone mi pare un po’ eccessivo, Cocacola-dipendente (e grasso per questo) mi pare più appropriato.

Tito G. Borsa

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l’ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all’Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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