Uno Zibaldone tematico: la scommessa di Donzelli

 

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In questi mesi s’è molto lavorato per far riemergere Leopardi dalla nebbia, per scollargli di dosso quella immagine di ometto piccolo e gobbo, sempre chino sulle sue «sudate carte», sprezzante del resto del mondo.
Non era misantropo, il suo impegno sociale si evince non solo dalle sue poesie, ma anche dalle pagine dello Zibaldone. 4526 pagine di appunti, aforismi, riflessioni filosofiche e pagine di diario, fogli separati e numerati in numero progressivo editi a stampa per la prima volta da Carducci nel 1915. All’epoca la mole di quest’opera impediva di cogliere appieno il filo logico che univa i vari frammenti di prosa. Nella nuova edizione, curata da Fabiana Cacciapuoti, membro del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati, i frammenti sono divisi per tema, secondo quella che presumibilmente era la volontà dell’autore. Da una lettera che egli stesso spedì al suo editore milanese Antonio Fortunato Stella sembra che Leopardi avesse in mente un grande dizionario filosofico alla maniera di Voltaire, di cui lo Zibaldone doveva costituire il blocco di annotazioni. Fra queste pagine si può ammirare l’evolversi del pensiero leopardiano, dalla celebrazione della Natura primitiva, generatrice, alla consapevolezza di una Natura Matrigna, punto cardine del suo credo filosofico. Gli uomini devono combattere il fato loro avverso, ma non devono farlo da soli, devono essere in solidarietà coi propri simili, accomunati proprio da questo naturale nemico.
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L’infelicità è il fine ultimo e ineluttabile della vita, ci dice il poeta, ma non per questo bisogna abbattersi o rinchiudersi nell’egoismo che egli definisce come «amor proprio mal indirizzato» e favorito dalla società contemporanea a Leopardi, accecata dalla fiducia nel progresso e nella scienza. Questo concetto, magistralmente espresso in prosa, lo ritroveremo negli alti versi della Ginestra. Gli appunti si estendono dalla giovinezza di Giacomo fino a pochi anni prima della morte, ovvero dal 1817 al 1832, vi è racchiuso tutto il suo mondo e quella poetica del «vago e dell’indefinito» che ha fatto di Leopardi uno dei massimi poeti italiani mai esistiti. Non è la prima volta che Fabiana Cacciapuoti compie un lavoro filologico sullo Zibaldone, cui ha dedicato una tesi di laurea dal titolo Dentro lo Zibaldone. Dell’opera, inoltre, aveva già curato una precedente edizione tematica in sei volumi, sempre per Donzelli (2010). Ora il suo lavoro è racchiuso in unico tomo, dedicato a chi vuole (ri)scoprire Giacomo Leopardi, un poeta «nuovo» e a tutto tondo, diverso da quello bidimensionale delle antologie scolastiche.

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