Serviva il Papa a spiegare cos’è un genitore

Il Papa recentemente ha parlato di famiglia, ruolo dei genitori ed educazione dei figli con una schiettezza che da un po’ mancava. Ha sottolineato come si sia passati dalla figura di padre autoritario ad un’altra annoiata, simbolicamente assente, svanita, rimossa. Ha parlato di padri così concentrati su se stessi, sul lavoro e sulla propria realizzazione individuale da dimenticare anche la famiglia, di padri che devono essere «vicini alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori, fatiche e speranze», ma anche «vicini ai figli». Poche ore prima di leggere queste parole avevo ricevuto nel mio ruolo di insegnante due padri, genitori di ragazzi molto problematici, che esprimono con comportamenti eccessivi il loro disagio psicologico. Il primo, curatissimo come nemmeno un modello è, accompagnava la moglie curata ma nella norma, segnata in viso dalla stanchezza come lo siamo tutte nel tardo pomeriggio, che sembrava sua madre; il secondo, un patetico cinquantenne conciato come un adolescente che, scambiatami per una consulente matrimoniale «a gratis», comincia a raccontarmi tutti i suoi problemi con la ex-moglie. Quando lo interrompo facendogli presente che la scuola non si occupa di separazioni e che comunque forse avrebbe dovuto pensarci prima mi dice «E sacrificarmi per i miei figli?» e io sbotto «Mi pare che siano i figli la cosa più importante». Quando uno studente è problematico non serve farsi tante domande, si convocano i genitori e quando li vedi tutto è chiaro. Papa Francesco ha il grande merito di percepire come nessun altro ciò che succede nella società, così quando dice che si può dare uno sculaccione a fine educativi, sfata un altro di quei moderni tabù secondo cui i figli non vanno picchiati. Stiamo ancora aspettando che i promulgatori di questa regola ci spieghino come mai quelli della mia generazione che qualche sculaccione l’hanno preso siano più equilibrati ed educati delle generazioni cresciute con la litania del «per favore stai buono, per favore smettila».

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Inoltre il Papa ha detto che «il patto educativo tra le famiglie, la scuola e lo Stato, è rotto, è assai rotto e non si può semplicemente incollare» e che questo significa che l’educazione viene affidata «agli agenti educativi che pagati male devono portare sulle loro spalle questa responsabilità», perciò, ha aggiunto, «voglio esprimere il mio omaggio ai docenti che si sono trovati con questa patata bollente in mano». E infatti pochi giorni prima nella corte di fronte ad una prestigiosa scuola statale del centro, alcune mamme ad alta voce sostenevano che i figli devono educarli a scuola.
In questa società sempre più i figli sono qualcosa da ostentare, belli e ben vestiti, al pari della casa, dell’auto, della macchina. L’importante è che non rompano, non chiedano troppo impegno, non interferiscano con i propri interessi.
E grazie al Papa che, almeno lui, riconosce che gli insegnanti sono pagati male per il lavoro che svolgono. Intanto, con La Buona Scuola i docenti saranno destinati a veder diminuire ancora i loro stipendi.

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