Di scacchi si cresce

L’ho incontrata di nuovo per caso, venerdì. Non è cambiata molto, è sempre bionda e su questo non ci piove. Tira fuori dallo zaino un libro di Harry Potter che legge per rilassarsi, ormai lo sa a memoria. Anche lei. Ha deciso, proprio l’altro ieri, che doveva ricominciare con gli scacchi, anche lei, nello stesso giorno mio. Ero felice di rivederla, ma mi ha fatto uno strano effetto, come se il tempo non fosse passato, la mia amica, la mia rivale. E ci siamo scontrate come se il computer (che combina gli accoppiamenti per le partite) sapesse. E le prime tre mosse erano le stesse che facevamo da adolescenti, ma mi sono accorta che il tempo era passato. Prima la vittoria contro la bionda era per me un passaggio obbligato per diventare adulta. Assurdo, vero? Eppure vivevo ogni partita con lei così e infatti ho sempre perso.

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Anche venerdì ho perso, ma per altri motivi che con lei non c’entrano, non avevo bisogno di quattro pezzi di legno per considerarmi una persona matura. senza contare che sembrava che la ragazza avesse paura di me alla scacchiera e non ne capisco il motivo. Però, ho capito altre cose da questo torneo da cui mi sono ritirata, ho capito che non si può avere la sessione di esami e giocare contemporaneamente (potevo arrivarci prima) e che ancora non reggo i tornei lunghi e seri. Per il momento preferisco quelli dove ci si diverte, dove si sperimenta senza niente da perdere, dove si vincono coppe che poi ti ingombrano la casa, dove io sono una specie di star e i bambini mi fanno domande e io un po’ rispondo, un po’ li prendo in giro e guardo la loro faccetta contrariata. Ci sono bambini prodigio, che sono già maestri; per i più «normali» il Veneto ha da tempo delle sottocategorie con nomi di uccelli. Mi ricordo il giorno in cui sono diventata «rondine», un trionfo. I bambini spagnoli, invece, avranno un’altra opportunità. Gli scacchi sono ora obbligatori nelle scuole di Spagna. Uno dei miei sogni si sta avverando!

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