Scuola: curricula degli studenti, quanti dubbi

Pare che La Buona Scuola di Renzi prevederà tra le novità anche la possibilità di adottare, nelle classi terminali delle superiori e nel rispetto della tipologia e delle finalità dei singoli corsi di studio, il «curriculum dello studente», formato da una parte obbligatoria per tutti e una parte opzionale a scelta del ragazzo, oltre che da discipline facoltative di arricchimento. L’idea di per sé non è male, permetterebbe agli studenti di personalizzare il proprio piano di studi rendendolo più coerente con gli sbocchi universitari e lavorativi. Per esempio, un ragazzo dell’ultimo anno potrebbe scegliere di approfondire Biologia e Chimica con l’idea di iscriversi alla facoltà di Scienze, oppure potrebbe decidere di aprirsi nuove opportunità studiando il Cinese o, se le aziende del territorio lo chiedono, optare per Metallurgia o Costruzioni aeronautiche.

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L’idea è coniata tale e quale dal sistema anglosassone, dove però qualche «stortura» l’ha causata. Sarà capitato anche a voi di sentire di anni scolastici frequentati negli Stati Uniti non riconosciuti al rientro in Italia per la superficialità del programma svolto o di aver ascoltato studenti australiani ospiti da noi raccontare di piani di studio liceali contenenti «cucina&cucito». Pertanto la proposta è ottima se si intende configurarla in qualcosa di serio, pessima se deve diventare la scorciatoia per sostituire insegnamenti fondamentali con qualcosa che faccia «studiare meno».
Inoltre c’è da chiedersi, vista la manifesta intenzione di introdurre la novità se possibile già a settembre, chi insegnerà queste materie, in quali fasce orarie, con che tipo di organizzazione e che effetto avrà il tutto sull’esame di maturità. Fossi nei panni del ministro mi prenderei un po’ di tempo in più per decidere, perché è un cambiamento che va pensato bene, per impedire che finisca per provocare solo problemi, come erodere ulteriormente la preparazione degli studenti che già adesso al primo anno di università presentano gravi lacune come difficoltà a scrivere in modo corretto, a decifrare un testo, a risolvere quesiti di matematica. Bisogna cioè stabilire con chiarezza quali debbano essere i saperi minimi da portare avanti dopo le scuole superiori. Eviterei, insomma, improvvisazioni.

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