Gasparri e la tortura al G8 del 2001

da giornalettismo.it
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La notizia arriva da Strasburgo, un enorme macigno che si scaglia contro la nostra scalcinata politica: la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo condanna l’Italia per aver utilizzato la tortura nella scuola Diaz durante l’inferno del G8 di Genova del 2001. Episodi controversi sui quali noi, molto umilmente, desideriamo momentaneamente farci da parte per informarci adeguatamente.
L’argomento del corsivo di oggi è il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri che questa mattina ha twittato solenne: «Sono favorevole a introdurre in reato di tortura ma salvaguardano le forze dell’ordine, il loro lavoro è essenziale». Come al solito, quando si tratta del Maurizio azzurro, i problemi di comunicazione sono abbastanza forti. Aspettiamo delucidazioni nel caso in cui le nostre considerazioni muovessero da un’interpretazione errata del gasparrese, ci manca il dizionario bilingue.
Da quanto si può dedurre, Gasparri si dichiara favorevole all’introduzione del reato di tortura – che l’Italia, incredibilmente, non contempla nel proprio codice penale – però bisogna anche salvaguardare le forze dell’ordine. E su questo, pazzesco, ci troviamo d’accordo con lui. Però come si devono tutelare i poliziotti? E, soprattutto, bisogna tutelarli anche quando utilizzano metodi illegali per sedare una protesta? Sarà stato questo il senso del cinguettio di Maurizio? Non ce lo dirà neppure sotto tortura.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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