L’Aquila: il fatto non sussiste ma uccide

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Dalla nostra corrispondente L’Aquila
«Ho sempre pensato che il giornalista sia un privilegiato perché ha la possibilità di raccontare. A me è crollato il mondo addosso – e non è una metafora – e ho raccontato il mondo da sotto le macerie». Giustino Parrisse, caporedattore del quotidiano abruzzese Il Centro, ha pronunciato queste parole quando, circa sei anni fa, ho avuto il piacere e l’onore di intervistarlo. Quella notte perse suo padre e suoi due figli.
Sei lunghi e silenziosi anni. Hanno sfilato in 10mila in ricordo delle vittime del 6 aprile 2009 nella notte tra domenica e lunedì scorso: fra gli altri il presidente del consiglio regionale
Giuseppe Di Pangrazio e in sindaco di Pescara, Marco Alessandrini. Assente Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo.
Nel silenzio del ricordo la folla ha innalzato uno striscione che menzionava:
«Il fatto non sussiste ma uccide». Sono stati condannati per omicidio e lesioni colpose ma successivamente assolti dalla Corte d’Appello aquilana i membri della Commissione Grandi Rischi che parteciparono alla riunione svoltasi 5 giorni prima del sisma del 6 aprile. Pianti, urla, rabbia. «Vergogna!».
L’Aquila è stata ricostruita o no? No, ma noi aquilani riusciamo comunque a vedere, in qualche modo, la luce in fondo ai tunnel. Nel mese di aprile i cantieri aperti nel cratere sismico saranno 730. Ai circa 600 aperti se ne aggiungeranno altri 130. Per ricostruire L’Aquila occorre ripartire dalla forza degli aquilani. Dagli stessi aquilani che hanno in bocca l’oro della rinascita. Utopia? No, non lo è. Il sisma, oltre a rendere l’individuo nemico della propria dimora, ha causato la perdita di identità, incentivando la frequentazione dei cosiddetti
«non luoghi» (i centri commerciali, per esempio). Venite a vedere che cos’è L’Aquila e provate a percorrere le sue strade. È una città circondata da vicoli in cui, a distanza di sei anni, si sente ancora il rumore del silenzio e si respira l’odore acre della polvere che si posò come la neve sul Gran Sasso. È una città che accoglie i propri figli in edifici provvisori, con mura prive di solidità, in cui vengono giù persino i balconi! È una città che dà la precedenza alla ricostruzione delle seconde case, piuttosto che le prime. È una città in cui l’orologio è rimasto fermo da troppo tempo ma, nonostante tutto, ogni 28 agosto, Collemaggio apre la sua Porta Santa, «purificando» le anime dei fedeli. Il terremoto ha travolto la città colmandola di chiacchiere fasulle che l’hanno resa, in parte, «immota». Per far vivere il ricordo occorre solo un dignitoso silenzio.

7 pensieri riguardo “L’Aquila: il fatto non sussiste ma uccide

  • aprile 8, 2015 in 11:29 am
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    Elisa ha una penna straordinaria. Un arrivo eccellente alla Voce :*

  • aprile 8, 2015 in 1:09 pm
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    Bellissimo articolo. Elisa poi sembra anche molto carina *_* Borsa ha fatto il colpaccio!

  • aprile 8, 2015 in 2:27 pm
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    Grandissimo articolo di questa esordiente! Me la ricordo ancora quando muoveva i primi passi sul ciclostilato ZeroNove

  • aprile 8, 2015 in 2:28 pm
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    Bellissimo articolo! Traspare l’amore di Climastone per la sua città. Un augurio di tante belle cose <3
    Tito sei mio <3

  • aprile 8, 2015 in 2:32 pm
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    Elisa mi vuoi sposare? Sono di L’Aquila anche io!
    Scherzi a parte… SIAMO STANCHI DI QUESTE FREGNACCE DEI POLITICI MO BISOGNA SBRIGARSI CAZZO! sono 6 anni che vivo fuori da casa mia, ospite da amici!

  • aprile 9, 2015 in 4:52 pm
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    Noi aquilani siamo davvero stanchi! Basta prenderci per il culo!

  • aprile 13, 2015 in 10:01 pm
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    Questa ragazza ha talento, per Dio! Tanto di cappello, ed è pure carina!

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