Ostuni. L’Italia sta tutta crollando

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La scuola di Ostuni coinvolta lunedì dal crollo di un soffitto che ha causato il ferimento di due bimbi e una maestra, l’ho vista in tv e non era il solito edificio fatiscente che ospita spesso le nostre aule. No, pareva proprio una bella scuola: bell’ingresso, bei pavimenti, pareti pulite, ambienti luminosi, insomma un posto dove tutti manderebbero tranquillamente il proprio figlio. D’altronde era stata inaugurata appena il 7 gennaio scorso dopo lunghi lavori di ristrutturazione. Eppure 5 metri quadrati di intonaco sono improvvisamente caduti su una classe inerme rischiando di compiere una strage. Ma cosa succede in questo paese? Cedono i viadotti, franano le strade, crollano le scuole e spesso paiono più a rischio le strutture nuove rispetto a quelle vecchie. Nel caso di Ostuni, come ormai è prassi, la gara per i lavori di ristrutturazione era stata bandita con un importo come base d’asta di un milione e quattrocentomila euro e aggiudicata per un milione di euro, con un ribasso di circa il 25%. Davvero questi risparmi non influiscono sulla sicurezza dei manufatti? Su cosa risparmiano davvero le imprese? Possibile che un soffitto si stacchi dopo solo quattro mesi dal collaudo, effettuato a dicembre? E poi, come vengono effettuati questi lavori, secondo quali standard di qualità, e chi controlla la loro conformità?
Di solito quando si è «affidati» allo Stato ci si dovrebbe trovare nel posto più sicuro possibile, invece in Italia può capitarti di rischiare la vita a scuola, morire in tribunale, venir inghiottito dalla strada, essere pestato in caserma.
Bisogna davvero correre ai ripari, e in fretta, e ricostruire il paese dalle sue fondamenta, cominciando dai cittadini, perché tra noi c’è qualcuno che pensa furbescamente di risparmiare sui lavori di ristrutturazione di una scuola fregandosene di mettere in pericolo la vita dei bambini, di mettere la sabbia nei piloni dei viadotti e chi se ne importa se poi crollano con le auto sopra, di assottigliare il rivestimento delle gallerie e «speriamo che poi non venga giù tutto».
E per limitarci alla scuola, prima di riempirsi la bocca di #labuonascuola, il governo farebbe bene a garantire davvero e dappertutto la sicurezza nelle aule, il problema come mostra la cronaca è più grave e più vasto di quanto dicano i dati forniti dai piani #scuolebelle, #scuolesicure. #scuolenuove. Prima di tutto l’incolumità di chi a scuola studia e lavora, che poi #labuonascuola si può fare anche con la vecchia cara lavagna nera e i gessi.

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