La prof che multa le bestemmie, è utile?

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Risale a qualche giorno fa una notizia che ha dell’incredibile: Manuelita Vella, docente di educazione fisica all’istituto Olivelli di Monza, da diversi anni multa i propri studenti per ogni parolaccia o bestemmia pronunciata durante l’ora di lezione. I soldi, assicura, vanno in beneficenza ad un’associazione che assiste i bambini in India. Ogni bestemmia costa 3 euro, le altre scurrilità invece 50 centesimi ciascuna. Tralasciando i discorsi sulla liceità di punire maggiormente chi bestemmia, la questione è un’altra: perché educare i ragazzi ai valori attraverso il denaro? Che funzione ha la famiglia? In più i ragazzi non sono ovviamente obbligati a pagare, quindi si tratta di una sorta di autopunizione: ho bestemmiato? Pago, così la prossima volta ci penso due volte prima di farlo. La Vella assicura che il metodo funziona: «C’è chi si complimenta con se stesso nel mese in cui non deve pagare nulla – spiega a Repubblica – e chi aiuta i compagni a trattenersi». Ma è questo il metodo giusto per educare dei ragazzi? Certo, motivarli con il denaro può essere una strategia efficace; ma non è fantascienza pensare che gli studenti poi covino un sentimento riassumibile con «il compagno più ricco può bestemmiare quanto vuole, tanto i soldi per le multe ce li ha». Non occorre essere Bill Gates per potersi permettere, magari utilizzando solamente improperi, ogni tanto una multa da 50 centesimi. Solo il tempo potrà dare torto o ragione alla prof di Monza, noi nel frattempo prendiamo elegantemente le distanze: una bella strigliata si ricorda di più di 50 cent persi.

(Ha collaborato Tito Borsa)

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