G8: il silenzio resta l’arma migliore

g8-bolzaneto

Noi alla Diaz non c’eravamo. Come neppure gran parte di coloro che ultimamente si ergono a santoni del G8. Penso sia meglio partire da questo presupposto onde evitare equivoci dati dalle posizioni che prenderemo. Posizioni che possono non piacere. Carlo Giuliani, il 23enne morto durante la mattanza comunemente chiamata «G8 di Genova», non era certo un santo: definire «eroe» chi tira un estintore addosso al Defender delle forze dell’ordine ci pare un’assurdità. Ma altrettanto assurdo è augurarsi che un casino come quello di 14 anni fa debba ripetersi, come ha affermato su Facebook un individuo che non nominiamo neppure per non dargli ulteriore importanza. Che Giuliani non fosse un santo, nonostante la suddetta premessa, è irrilevante: nessuno può essere vittima dello Stato. Questo perché anch’egli è Stato e si verificherebbe un suicidio fisico, oltre che logico: togliersi la vita da soli ma senza averne volontà.
Il G8 probabilmente non avrebbe trovato spazio nei libri di Storia senza i macelli alla Diaz e a Bolzaneto: non si trattava di un evento eccezionale, per quanto ai limiti dell’anarchia più incosciente. Lo step successivo verso la memoria nel tempo lo hanno fatto le forze dell’ordine che – letteralmente – si sono tramutate in «forze del disordine» e hanno scatenato l’inferno. Legittima difesa, perdita di controllo, burn-out istantaneo sono tutte fregnacce: un gruppo (ben nutrito) di poliziotti 14 anni fa a Genova ha messo in atto comportamenti disumani, che (con un decennio e mezzo di ritardo) Strasburgo ha bollato come tortura. La questione è semplice: i poliziotti sono pagati poco per correre rischi enormi e per questo facilmente perdono il controllo? Affari loro e di chi dovrebbe dargli uno stipendio maggiore, non certo di chi deve fare le spese di questa frustrazione. Come è avvenuto in altri casi «strani» riguardanti la polizia (Cucchi e Aldrovandi in primis), dopo il delirio – e le relative vittime – si è coperto tutto sotto il lenzuolo dell’omertà. Sarebbe bastato isolare, licenziare e punire i colpevoli. La polizia ne sarebbe uscita indenne e anzi maggiormente valutata. Ma il silenzio è sempre l’arma migliore, a doppio taglio.

Genova-G8_2001-Carica_della_polizia

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

Un pensiero riguardo “G8: il silenzio resta l’arma migliore

  • aprile 23, 2015 in 10:02 am
    Permalink

    Qua proprio non ci siamo: Carlo Giuliani è una VITTIMA DELLO STATO, un eroe, un martire da cui tutti dovremmo trarre esempio

I commenti sono chiusi

Shares