«Univer City»: per L’Aquila un respiro di rinascita

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Dalla nostra corrispondente L’Aquila
L’Aquila appartiene agli studenti, ogni giovedì, da sempre; le vie del corso si popolano di serpentoni di universitari, di tutti quei ragazzi che nonostante tutto hanno deciso di rimanere. Appuntamento alla fontana Luminosa, aperitivo a «
Ju Boss» e, infine, si prosegue per le vie del centro. Così, le voci dei ragazzi echeggiano nel buio della notte, quasi sempre accompagnate dalle note di qualche canzone aquilana. Sei anni fa furono scosse anche le loro vite. Le vite di coloro che sono fuggiti da una normale realtà per poter cercare conforto in una città che ha tagliato loro le ali, e le vite di quei genitori che non vedranno più i loro figli sulla soglia della porta ogni fine settimana. Si riparte proprio da loro. Dopo dieci anni, giovedì scorso, un evento tutto universitario. L’associazione Backstage Univaq ha organizzato una festa, «Univer city», dove sono accorsi più di 5000 studenti e non. A rendere speciale la serata, l’ingresso sul palco del gruppo sound reggae Dabadub Sound System, ormai bandiera per i giovani del capoluogo. L’enorme numero dei presenti ha costretto, addirittura, l’organizzazione a «suddividere» le entrate in diversi gruppi. Un successone. Grande stupore si legge anche nelle faccia del Backstage Univaq; i rappresentanti rivelano che un numero così altro di partecipanti non era mai stato raggiunto in Abruzzo. In attesa dell’arrivo degli alpini, la città riscopre il gusto di «ballare in facoltà», assapora la felicità di tornare giovane. Quando arriva l’autunno, l’inverno, nell’Aquila di oggi, si fa fatica a pensare ad un luogo di ritrovo, un luogo dove incontrare nuova gente. Promesse? Tante. Rispettate? Pochissime. Ogni giorno, in ogni istante, L’Aquila cerca di essere una città che fa di tutto pur di garantire sicurezza ai propri cittadini. Solo che il problema risiede nelle menti dei falsi adulatori.

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