25 aprile: breve chiacchierata con Alessandro Tortato

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Alessandro Tortato è uno storico (e collaboratore del Corriere del Veneto) e anche un musicista, direttore d’orchestra: queste due parti, all’apparenza tanto distanti, si completano fra di loro.
La musica l’ha aiutata nella sua professione di storico?
La musica è il linguaggio umano nel momento in cui le parole non bastano più, quindi è necessaria per comprendere alcuni passaggi storici. Insomma, la storia mi ha aiutato a contestualizzare alcuni brani che ascoltavo e la musica mi ha aiutato a capire la storia.

Anche il 25 Aprile?
Sicuramente, anche se è una giornata legata più che altro ai canti popolari, come Bella Ciao in vari arrangiamenti; purtroppo non mi occupo di questo settore. Certo, alcuni eventi sono legati alla musica, quando lo stravolgimento era tale da cambiarne le chiavi di interpretazione, e si sente il bisogno di un nuovo linguaggio. Come nel caso della Grande Guerra, gliene parlo perché è il mio campo di studi.

Ha senso festeggiare il 25 aprile oggi?
Vede, è una questione complessa. Si fa tanta retorica sul fatto che il 25 aprile sia la festa di tutti, ma è retorica. Con tutto il rispetto per le persone che hanno combattuto per la libertà, c’erano molti italiani dall’altra parte della barricata, che la vedono diversamente. Non esiste una memoria condivisa, esistono tante memorie diverse. Compito dello storico è metterle bene insieme, con oggettività.

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