Italicum: siamo nelle mani di Renzi

ASSEMBLEA 2012 DI CONFINDUSTRIA FIRENZE CON GIORGIO SQUINZI E MATTEO RENZI

«Caro presidente Matteo Renzi, il voto di fiducia è incostituzionale! Lei ha letto l’articolo 72 della Costituzione che vieta il voto di fiducia per le leggi elettorali e stabilisce che la “procedura normale di esame e approvazione è sempre adottata per disegni di legge costituzionali e elettorali”? Lei sa che le candidature multiple dell’Italicum che fanno da acchiappa voto in tutto il Paese violano il principio della libertà di voto (art. 48) e sono un palese imbroglio nei confronti degli elettori che, attratti dal capolista Caio, poi si ritrovano insediato un ignoto Sempronio?». In un paese normale sarebbero bastate queste parole, scritte su Facebook (noi le abbiamo solo messe in ordine) da Ferdinando Imposimato magistrato, politico e presidente onorario della corte suprema di Cassazione, per fermare Matteo Renzi dall’abominio autoritario che probabilmente compirà nelle prossime ore. Mettere la questione di fiducia sulla legge elettorale è un atteggiamento ricattatorio oltre che arrogante: o mangiate la finestra o saltate dalla finestra del parlamento. Se il premier deciderà di non tornare sui suoi passi, avremmo davanti a noi 3 scenari politici di cui solo uno potrebbe non essere deleterio: 1. i dissidenti del Pd si piegano al volere del capo, l’Italicum passa e forse, quando sarà stato eliminato il senato, andremo a elezioni (Renzi vuole un parlamento ai suoi servizi) con una legge elettorale a dir poco discutibile e più adatta ad una repubblica presidenziale, i risultati non saranno buoni; se invece Bersani, Fassina, Bindi &Co. decidessero di non votare a favore dell’Italicum, cadrebbe il governo e allora: 1. Mattatella scioglie le camere, si va a elezioni senza una legge elettorale ma solo con i rimasugli del Porcellum salvati dalla Corte costituzionale: un proporzionale puro padre di ogni inciucio; 2. il Presidente della repubblica nomina un nuovo presidente del consiglio magari «limitando» il suo mandato alla approvazione di una nuova legge elettorale. Quest’ultimo pare essere l’unico stralcio di speranza che ci rimane, confidando nella scelta oculata di Mattarella che probabilmente non vuole passare alla storia come un Napolitano bis. Unica ancora di salvezza «certa» (almeno per un po’) è che Renzi decida di non mettere la questione di fiducia. Certo, corroborerebbe ancora una volta la sua nomea di «Bomba», ma questo forse dovrebbe essere l’ultimo dei suoi problemi.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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