Black bloc: la guerriglia di Milano è imperdonabile

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Diciamocelo: è curioso che nel 2015, dopo il bordello del G8 di Genova e dopo l’invasione dei black bloc a Roma nel 2011, questi signori siano ancora capaci di mettere a ferro e fuoco una città senza essere presi. Sono state fermate poche decine di persone, mentre si pensa che i responsabili del casino siano oltre 500. Non vogliamo lanciarci in piroette retoriche su quanto abbiano agito male o bene le forze dell’ordine: la perfezione non è di questo mondo e non abbiamo la presunzione di ergerci a nuovo ministro dell’interno, anche se abbiamo il presentimento che «un pochettino» meglio di Alfano potremmo anche fare; con queste poche righe desidereremmo piuttosto cercare di capire il senso di una guerriglia urbana come quella che ha infiammato Milano il 1 maggio. Chi scrive non è una persona a cui i cortei e le manifestazioni sono simpatici; ne riconosciamo il valore e spesso l’utilità, ma non sono cose che fanno per noi. C’è una differenza abissale però – è banale dirlo – fra una protesta pacifica e una guerriglia urbana, ci perdoni il lettore per la ripetizione ma è difficile trovare locuzione che rappresenti meglio il fenomeno. Distruggere una città con la scusa di distruggere «i simboli del capitalismo», come banche, auto e negozi, è un’idiozia: basta leggere Murray Newton Rothbard, teorico dell’anarchismo liberale, che, nella sua Etica della libertà, spiega che «L’aggressione si verifica quando qualcuno viola la proprietà di un altro senza il suo specifico permesso». Non è esattamente quello che è successo a Milano? Sia in un’ottica liberale, come quella di Rothbard, che in una dimensione più propriamente socialista, nella quale la proprietà della collettività e quindi chi la distrugge sta danneggiando se stesso, la protesta stile black bloc è sbagliata: nel primo caso è criminale, nel secondo è autolesionistica.
L’expo è un evento che va boicottato: è folle pensare di aver speso tutti quei soldi (mazzette incluse) mentre siamo sull’orlo del baratro. È un vero insulto a tutti coloro che sudano sette camicie per arrivare alla fine del mese. Però questo boicottaggio non può essere fatto danneggiando chi non c’entra niente e nemmeno permettendo a personaggi come Salvini e ad altri di quelli che si credono di destra di fare di tutta l’erba un fascio unendo i black bloc ai manifestanti pacifici. La guerriglia di Milano è imperdonabile, chissà che lo capiscano tutti.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l’ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all’Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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