Silvio e Vladimir, lettere d’amore sul «Corriere»

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Foto Ansa

Caro direttore, (del Corriere, Luciano Fontana, ndr)
l’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente che lascia amareggiato chi, come me, da presidente del Consiglio ha operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di Guerra fredda, a far parte dell’Occidente.
La scelta di non essere presenti a Mosca è prima di tutto una mancanza di rispetto al contributo decisivo della Russia alla vittoria su Hitler nel 1945. E bene ha fatto il
Corriere della Sera a sottolinearlo, ieri, con il bell’articolo di Franco Venturini. Naturalmente il regime di Stalin era un regime criminale, ma il sangue versato dai soldati russi (si calcolano 20 milioni di morti) per una causa che era anche la nostra meriterebbe ben altra considerazione.
Quello che stiamo commettendo è un errore di prospettiva. Quella tribuna sulla piazza Rossa, sulla quale di fianco a Putin siederanno il Presidente cinese, il Presidente indiano, gli altri leader dell’Asia, non certificherà l’isolamento della Russia, certificherà il fallimento dell’Occidente.
Davvero pensiamo, dopo decenni di guerra fredda, che sia una prospettiva strategica lucida quella di costringere la Russia ad isolarsi? Costringerla a scegliere l’Asia e non l’Europa? Crediamo che questo renderà il mondo un luogo più sicuro, più libero, più prospero?
Nell’attuale scenario geo-politico l’Occidente ha di fronte due sfide, quella economica delle potenze emergenti dell’Asia e quella politica e militare dell’integralismo islamico. Per sostenere queste sfide è fondamentale avere la Russia dalla nostra parte. Ciò sarebbe coerente d’altronde con la storia e la cultura della Russia, che è per vocazione un grande paese europeo.
Perché allora isolare Putin? Perché costringerlo ad alzare i toni della sfida con l’Occidente? Perché invitarlo a considerare la Federazione Russa una potenza asiatica?
È vero, con la Russia ci sono delle serie questioni aperte. Per esempio la crisi ucraina. Ma sono problemi che è ridicolo pensare di risolvere senza o contro Mosca. Anche perché in Ucraina coesistono due ragioni altrettanto legittime, quelle del governo di Kiev e quelle della popolazione di lingua, cultura e sentimenti russi. Si tratta di trovare un compromesso sostenibile fra queste ragioni, con Mosca e non contro Mosca. .
Certo, siamo consapevoli delle ragioni dei Paesi baltici che hanno sofferto l’espansionismo sovietico. È ovvio che dobbiamo farci carico della loro sicurezza. Ma tale sicurezza si garantisce meglio con una Federazione Russa parte integrante dell’Europa e dell’Occidente, o con una Federazione Russa asiatica, isolata e conflittuale?
E questo senza contare l’elevatissimo prezzo economico che le aziende italiane ed europee stanno pagando per la recente adozione di una politica sanzionatoria che non ha portato alcun risultato concreto.
Per tutte queste ragioni, caro Direttore, considero quelle poltrone vuote sulla Piazza Rossa non una prova di forza, ma l’emblema di una nostra sconfitta.

Silvio Berlusconi


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Fa un certo effetto leggere questa lettera sia perché erano secoli che Silvio Berlusconi non scriveva ai giornali, ma soprattutto perché questa missiva è stata accolta con entusiasmo anche da molti di coloro che si definiscono «di sinistra»: il tormentone sui social network e sul sito del Corriere è sempre qualcosa tipo «per una volta sono d’accordo con Berlusconi». Ma d’accordo su cosa? Non è alquanto «sospetta», per usare un eufemismo, questa vicinanza dell’ex Cav allo zar del terzo millennio? Per i lettori più smemorati, ecco una brevissima antologia (senza pretesa di esaustività) di episodi che dovrebbero far riflettere.
1. Siamo a maggio 2012, Vladimir Putin sale per la terza volta al Cremlino e per l’occasione ha organizzato un ricevimento costato circa 900mila dollari. Tra i 3000 invitati di lusso, seduto in prima fila accanto al patriarca Kirill, capo della chiesa russa, c’è – neanche a dirlo – proprio Silvio Berlusconi. Nel frattempo, fuori dai palazzi, 450 persone venivano arrestate durante le manifestazioni di protesta contro lo «zar». Tutti facinorosi? Forse no, ma questo ovviamente l’ex Cav non lo sapeva;
2. 19 settembre 2013, siamo nel pieno della bufera giudiziaria del patron di Arcore. L’amico Vladimir ovviamente non ha perso l’opportunità di stare zitto: esordendo con «Il Cavaliere è sotto processo perché vive con le donne», ha poi proseguito con «Se Berlusconi fosse stato gay, nessuno lo avrebbe toccato con un dito» e infine,
dulcis in fundo, «Gli europei si stanno estinguendo a causa dei matrimoni tra persone dello stesso sesso» perché ci sono «Politiche che mettono famiglie con molti figli sullo stesso livello di matrimoni fra persone dello stesso sesso, la fede in Dio e la fede in Satana». Parole d’amore, verso Silvio e non certo verso i gay, che non passano inosservate, anche a distanza di anni.
3. Siamo adesso al 12 ottobre 2013, e per Berlusconi si prospetta l’incubo della prigione dopo la condanna definitiva di 4 mesi prima per frode fiscale. «Mi faranno marcire in galera», diceva ai suoi eurodeputati.
Libero offre un’alternativa al Cavaliere piangente: alcune indiscrezioni raccontano che l’amico Vladimir, pur di non vedere Silvio soffrire, gli avrebbe offerto ospitalità in Russia.
4. Un mese dopo, i principali quotidiani spiegano quale sarebbe il piano di Berlusconi, nonostante il diretto interessato neghi: farsi dare un passaporto diplomatico da Putin e poi fare l’ambasciatore della Russia in Vaticano. «Desidero che la mia innocenza venga fuori a tutto tondo io sono italiano al cento per cento e non prevedo scappatoie straniere», si difendeva Silvio. Ma questa opportunità, per quanto possa ancora far sorridere, a ben vedere non era così assurda.

Adesso saremmo curiosi di sapere se i berlusconiani «ad epistulam» sono ancora così convinti delle proprie posizioni: abbiamo visto come siano difficili i rapporti fra Silvio e Vladimir, è ancora possibile pensare che la lettera al Corriere sia frutto di un pensiero politico immune da alcun condizionamento?
Abbiamo volutamente tralasciato ogni commento sulla politica completamente antidemocratica che Putin conduce in Russia: vedansi il capitolo «Libertà d’informazione». Se i leader europei si sentono davvero ambasciatori della democrazia, come possono sedere al tavolo con il presidente di uno Stato autoritario?

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e la dirigo dal 19 aprile 2014. Scrivo ogni mese sul Borghese e ogni tanto sul blog Sostenitore del Fatto Quotidiano. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova

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