Omofobia: un 17 maggio alquanto deludente

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Oggi è il 17 maggio, giornata mondiale contro l’Omofobia, e l’Italia festeggia finendo in coda alla classifica Ilga (International Gay Lesbian Association) per quanto riguarda i diritti civili. Il nostro paese, per essere precisi e per deprimerci ulteriormente, è al 34esimo posto su 49 stati europei considerati. Peggio di noi solo le repubbliche ex sovietiche come Russia, Lettonia, Lituania, Bielorussia e Ucraina e i microstati quali Cipro e San Marino. Il 17 maggio arriva pochi giorni dopo che sono state rese pubbliche le parole dette – e verbalizzate – da Felice Belloli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, parlando delle ragazze che giocano a calcio: «Non si può sempre dare soldi a queste quattro lesbiche». L’uso del termine «lesbica» come un’offesa è figlio di una becera ignoranza di cui il successore di Tavecchio dovrà discutere con la procura federale della Figc che ha aperto un’inchiesta.
Ma l’Italia è il paese della «teoria del gender», un oscuro meccanismo che farebbe scordare ai bambini di essere maschi o femmine ma che nessuno riesce a descrivere con esattezza.
È triste vedere che l’Italia, uno stato democratico e appartenente ai «grandi» del mondo, sia ancora così arretrato da poter competere con democrazie (o presunte tali) molto più giovani. E per questo un minimo giustificate.
Non serve mostrarsi a favore dei diritti civili il 17 maggio se poi non si fa nulla per cambiare questo paese. Forse è il caso di emigrare, o forse è meglio smettere di illudersi ma continuare a sperare e a lottare.

La Voce che Stecca

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