E venne un uomo: Renzi e il «suo» cambiamento

Renzi nel 2012
Renzi nel 2012

Non ho mai creduto che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rappresentasse la svolta verso il cambiamento. Mi sbagliavo. A seguito delle dimissioni di Enrico Letta, il 16 febbraio 2014 il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, convoca l’allora sindaco di Firenze per affidargli l’incarico di formare un nuovo governo. Da buon oratore, il giovane Renzi, ha saputo adulare gran parte dell’Italia che, tuttora, sta precipitando sull’orlo del baratro. Chiama Buona Scuola il nuovo disegno di legge che sconvolge, o meglio, distrugge i principi di un’istituzione democratica affidando al preside il potere di nominare gli insegnati. Questi ultimi verranno successivamente valutati da un Comitato di valutazione, nominato dal consiglio d’istituto e formato, oltre che dal preside, da due insegnanti e due genitori. Qualora un docente dovesse essere valutato negativamente, l’ultima parola dovrebbe spettare a colui che sarà il futuro di questa «nostra» Italia: l’alunno. Verranno inoltre spesi, a detta del Premier, 940 milioni di euro per l’edilizia scolastica. Lungi dalla sottoscritta assumere un atteggiamento patriottico ma a L’Aquila molti alunni studiano ancora sotto un tetto provvisorio e prefabbricato.  L’unica ancora di salvezza per salvaguardare la scuola, è la decisione, da parte del governo, di mettere mano alla disciplina delle pensioni precedentemente modificata dal ministro Elsa Fornero: il traguardo per coloro che hanno raggiunto la Quota 96 sembra davvero vicino. Spostandoci leggermente dall’asse scuola, Renzi ha recentemente annunciato, a Bersaglio Mobile su La7, il suo desiderio di ridurre il mondo sindacale. «Mi piacerebbe arrivare al sindacato unico e non più a sigle su sigle».  Affermazioni simili non possono che far sorgere contestazioni da parte di chi ritiene che queste ultime riforme siano tipiche di regimi totalitari e non democratici.
Come ciliegina sulla torta, non poteva mancare l’uragano
Expo, l’esposizione internazionale che riguarda il tema dell’alimentazione con durata semestrale.  Che sia ben vista o meno, cosa accadrà a novembre? Disse il commediografo latino Terenzio: «sono un essere umano, non ritengo a me estraneo nulla di umano»; Renzi rappresenta davvero il volto del cambiamento ma, probabilmente, non quello a cui l’Italia auspicava davvero.

Un pensiero riguardo “E venne un uomo: Renzi e il «suo» cambiamento

  • maggio 29, 2015 in 11:24 am
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    Bellissimo articolo della nostra AQUILOTTA ELISA! Vola per cieli più alti della bassezza della politica italiana. Sei fortissima. Fiero di appartenere al tuo Fan Club. è possibile avere un indirizzo mail o un numero di telefono?

    Risposta

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