Libera informazione: Giovanni Viafora del Corriere del Veneto

1234034_178741155644139_50182163_n

Libertà e anarchia, anche nell’informazione, spesso sono due termini che vengono confusi. Cos’è per te la libertà?
La libertà, specialmente quando parliamo di stampa, è soprattutto essere liberi dai propri pregiudizi, che è una cosa che a volte è molto più difficile che essere liberi da costrizioni esterne che sono più facilmente individuabili e riconoscibili. A volte davvero la cosa più difficile è essere liberi dai propri ideali che si cristallizzano e ti imbrigliano. La libertà è una cosa anche difficile da maneggiare. Anarchia invece è un concetto storico e filosofico e non vi può essere anarchia applicata al giornalismo: si tratta di un’«assenza di regole», invece il giornalismo è una delle professioni che ha più regole da seguire per poter fare bene il proprio lavoro.

In questi anni, anche dopo la strage di Charlie Hebdo a gennaio, esiste la libertà di espressione?
Certo che esiste ed è molto preziosa. È una delle nostre conquiste. Io ho sofferto moltissimo per quello che è successo a Parigi e soffro tuttora quando sento frasi come «Se la sono cercata». Io non credo che sia così: la libertà di espressione, la libertà di parola è una delle nostre grandissime conquiste di questi anni. Bisogna difenderla in tutti i modi anche quando fa male, come Charlie Hebdo: essere liberi significa anche essere liberi di non seguire certe cose, di non comprare certi giornali. Già quando inizi a parlare di limiti che sono stati superati, cadi nella trappola: non stai ragionando con libertà. Dobbiamo difendere la libertà come difenderemo la vita e la salute. Essere liberi insomma vuol dire anche essere coraggiosi, agire nel rispetto di tutti cercando di raccontare la verità e di rimanere vicini ai fatti. Io mi arrabbio quando certi giornali crocifiggono certe persone solo per un avviso di garanzia o un’inchiesta, invece no: noi viviamo in uno stato di diritto, fatto di regole e principi, e essere liberi significa anche rispettare che ci siano 3 gradi di giudizio e che quindi si possa giudicare solo una volta concluso l’iter giuridico. Bisogna sempre ragionare con la propria testa, tenendo presenti i diritti e le libertà di ciascuno.

Secondo te l’Italia può ritenersi libera dal punto di vista dell’informazione?
La situazione dell’Italia, lo sappiamo tutti, è particolarmente difficile, però bisogna stare molto attenti: non dobbiamo credere di trovarci in fondo alla classifica della libertà di stampa perché al governo c’è quel politico o piuttosto il partito opposto, come si diceva quando c’era Berlusconi. Io non ci ho mai creduto: ci sono dei vincoli che sono molto più profondi, molto più pericolosi: la libertà si misura non tanto in relazione al politico, quanto piuttosto guardando ai propri editori, ai propri padroni, a chi paga il giornale. Da noi purtroppo ci sono pochissimi editori puri, editori veri: molti editori hanno i giornali come hanno anche moltissimi altri interessi. I giornalisti devono essere bravi, trasparenti nel riconoscere questi limiti e avere la schiena dritta. Un’altra cosa che secondo me fa precipitare la libertà del giornalismo è il deleterio brand journalism, ossia il giornalismo fatto dalle aziende che ti propongono già un pacchetto chiuso. È una cosa pericolosissima: gli uffici stampa delle aziende danno ai giornalisti pigri le notizie. Chi non ha voglia di scavare si accontenta di quello che propone l’azienda o la ditta e così si finisce per rimanere appiattiti a quanto dicono gli addetti stampa, le agenzie di comunicazione o i portavoce. E l’effetto è che si racconta una verità da cane da riporto e non da cane da guardia, come dovrebbe essere sempre il giornalista. Queste le cose che fanno più male, piuttosto che Berlusconi.

Ritieni di lavorare in una testata libera?
Assolutamente sì. Io ho lavorato in varie televisioni e devo dire che ora ho un direttore (Alessandro Russello, ndr) che ha ben presente che cosa significhi la libertà di stampa e ci lascia grande libertà. Il Corriere del Veneto, a mio parere, è uno dei pochissimi giornali a livello locale ad aver scritto su tutti senza vincoli di alcun genere: la Diocesi, Zaia, i giudici, le forze dell’ordine. Bisogna comunque aver rispetto e sentire tutte le parti in gioco, però quando avevamo le carte abbiamo scritto. Sono molto fortunato a scrivere in un giornale libero.

Shares