Astrosamantha è tornata: era ora!

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[dropcap]«A[/dropcap]strosamantha 200 giorni nello spazio: ora simbolo della scienza italiana». Non si può non dare ragione al neodirettore del Corriere Luciano Fontana, che a sua volta cita il titolo di un articolo dello specialista Giovanni Caprara. Però con gli elogi è davvero il caso di fermarsi qua. L’atterraggio dell’astronauta Samantha Cristoforetti in Kazakistan è stato l’apoteosi di quella che chi scrive alcuni mesi fa aveva definito «astropsicosi»: per esattamente 199 giorni (tanta è stata la permanenza della Nostra in orbita) la stampa ci ha tediati con articoli su articoli senza mai entrare nel merito del lavoro che era stata mandata a svolgere. «Napolitano commosso alla Cristoforetti: “Ormai è Samantha per tutti gli italiani”» (Repubblica, 22.12.14); «Matteo Renzi rimandato in scienze. Lo ammette lo stesso presidente del Consiglio durante il collegamento da Palazzo Chigi con Samantha Cristoforetti, l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).Samantha spiega poi a Renzi alcuni degli esperimenti cui sta lavorando in questi mesi (ci si chiede con che risultati, ndr)» (Repubblica, 8.4.15); «Fotoracconto: la missione di AstroSamantha in 50 tweet» (Repubblica, 25.415); «Samantha,primo caffè in orbita con la macchina made in Torino» (Repubblica, 4.5.15). La lista sarebbe ancora lunga però ci bastava fornire al lettore un assaggio.
La missione di Samantha Cristoforetti ha finito per disturbarci, e con essa tutte le polemiche che si sono portati dietro tutti gli interventi controcorrente. L’ultima della lista è stata la blogger del
Fatto Quotidiano Selvaggia Lucarelli che venerdì ha scritto su Facebook «Abbiamo capito che la Cristoforetti è tornata a casa e mi spiace per lei che ora si ritrovi appiccicato addosso il nomignolo AstroSamanta come una cartomante barese, ma davvero, basta. Non se ne può più». Cascasse il mondo! Un tale, citando la risposta della pagina Italia unita per la scienza (che si discosta completamente da quanto segue), ha scritto alla Lucarelli «troia di merda», «puttana ignorante» che doveva nascere «muta e monca». Qualcuno avrebbe dovuto invece nascere con un cervello. A parte questa cronaca «di colore», vediamo di riprendere alcuni stralci della risposta scritta dallo staff di Italia unita per la scienza perché ci sembrano essere condivisi da tutto l’atroclub. «Samantha Cristoforetti è un essere umano eccezionale per le sue doti, le sue capacità e i risultati conseguiti – su questo nessuno avrà da obiettare, spero.
Lei è anche un simbolo di ciò che si può ottenere con l’impegno, dei traguardi che si possono raggiungere in vita, è un’astronauta e ingegnere. Una donna che con il suo esempio e la sua testimonianza, assieme a molte altre, ha scardinato lo stereotipo della donna concepita come casalinga o come velina (anche se qualcuno la voleva solo dietro ai fornelli)». Embé? Se vogliamo celebrarla perché è una persona intelligente, celebriamola in maniera degna della sua intelligenza. Se invece vogliamo farle i complimenti perché
da donna è riuscita in questa impresa, beh, forse è il caso di farsi un esame di coscienza e spazzare via – se c’è – qualche germe di misoginia da se stessi.
E qua ci fermiamo: abbiamo già abbondantemente superato il consueto spazio dedicato ai corsivi e non vorremmo risultare noiosi e ripetitivi. Congratulazioni ad Astrosamantha però – e lo diciamo a tutti quelli che hanno narrato le sue gesta per 199 lunghissimi giorni – per fortuna è tornata a terra. Ci avevate davvero rotto. E speriamo che ora la riabilitazione negli Usa non segua la stessa trafila, sarebbe davvero troppo.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l’ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all’Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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