Blocco dei contratti: si è rischiato il disastro

393a2a5646efff0e1d66b7908ea0d6b8-U1060140732914EaH-U1060141353065H9C-642x180@LaStampa-NAZIONALE

Mercoledì scorso la Consulta ha dichiarato l’illegittimità del blocco dei contratti del pubblico impiego, ma solo dal momento della pubblicazione della sentenza. Una decisione molto attesa e temuta dal governo, emessa in risposta a due ricorsi presentati da diverse sigle sindacali che contestavano la lunghezza del periodo di blocco (6 anni, 8 per gli insegnanti), oltre all’interruzione della progressione delle carriere e la vacanza contrattuale. Il timore era che si aprisse un «buco» da 35 miliardi nel caso il blocco fosse stato considerato illegittimo fin dalla sua entrata in vigore. Da molti osservatori questa è stata letta come una «sentenza politica» che segue quelle sulla Robin tax e sul blocco delle indicizzazioni delle pensioni e che non comporta oneri immediati o automatici sui conti, facendo tirare al governo un sospiro di sollievo. Non è comunque una decisione priva di conseguenze, perché il governo dovrà provvedere immediatamente alla riapertura della fase negoziale con i sindacati per sbloccare i contratti. Senza considerare che si pone il problema dell’indennità di vacanza contrattuale che, almeno in via teorica, dovrebbe essere prevista per quest’anno nel periodo compreso dalla pubblicazione della pronuncia della Corte, attesa per luglio, fino al 31 dicembre. I sindacati hanno già annunciato una mobilitazione, anche a livello territoriale, con tre grandi assemblee previste a luglio a cui saranno chiamati a partecipare i delegati eletti a marzo nelle Rappresentanze Sindacali Unitarie e alcuni si aspettano di poter rivendicare il maltolto in anni di blocco degli stipendi in sede di trattativa. Il governo dovrà quindi stanziare le risorse necessarie per «scongelare» i trattamenti salariali dei circa tre milioni e trecentomila statali fin dal mese prossimo, anche se probabilmente i versamenti non partiranno prima del 2016. Stimare quanto costerà l’operazione non è ancora possibile visto che, a differenza del caso delle pensioni, qui il quantum dell’aumento sarà determinato al tavolo delle trattative con i sindacati. Le aspettative dei lavoratori del pubblico impiego sono alte visto che si stima che il blocco abbia fatto perdere oltre il 15% del potere d´acquisto degli stipendi, ma andranno probabilmente ridimensionate, visto che voci attendibili avvertono che i soldi nelle casse dello Stato siano pochi, soprattutto dopo la doccia fredda della sentenza sulle pensioni. Da palazzo Chigi, al momento, nessun commento.

Update: mentre viene pubblicato questo articolo, il ministro della Pa Marianna Madia fa sapere che a settembre ci sarà lo sblocco dei contratti.

Un pensiero riguardo “Blocco dei contratti: si è rischiato il disastro

  • agosto 10, 2015 in 3:49 pm
    Permalink

    E’ strano che la sentenza n. 70 relativa all’adeguamento Istat sulle pensioni preveda anche il pagamento degli arretrati, mentre l’ultima sentenza della Consulta per i dipendenti pubblici non prevede il pagamento di alcun arretrato. Sarà forse perchè anche qualche componente della Consulta percepisce già qualche pensione ? Ai posteri l’ardua sentenza..

    Risposta

Rispondi

Shares