Lettere al direttore: gli immigrati a Ventimiglia

Carissimo Direttore,
mi inquieta non poco la sua apertura sul tema dell’immigrazione: lei continua a ripetere che non è un comunista, che non è un «buonista» però ci permetterà di farci venire qualche brutto pensiero a questo proposito: gli immigrati ci stanno rubando il lavoro, l’economia, stanno banchettando a nostre spese. Anche in questi giorni sugli scogli di Ventimiglia sono accampati ad approfittare della gentilezza di noi italiani che portiamo loro viveri e beni di prima necessità. Si figuri se hanno una benché minima intenzione di andarsene da quegli scogli! Hanno tutto: acqua, cibo e ciò di cui hanno bisogno.
Non vedo perché prendersela tanto con noi italiani che siamo persone generose e ospitali.
Un saluto

Andrea P.

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ventimigliaCaro Andrea,
mi permetto, ancor prima di iniziare a rispondere alla sua lettera, di condividere con lei una mia perplessità. Le giuro che non riesco a dormirci la notte: ci sono due parole di cui – nonostante i miei ripetuti sforzi – non riesco a capire il significato: la prima è «teoria del gender», la seconda è «buonista». Di gender lei non ha parlato, però mi ha dato del buonista. Vorrei chiederle, se non le arreca troppo disturbo, di spiegarmi il significato di questo oscuro neologismo.
Nel frattempo provo a risponderle secondo quelle che sono le mie conoscenze (e i miei dubbi) fino ad ora: per quanto riguarda la questione degli immigrati, non ci si deve dividere fra «destra» e «sinistra», quanto più fra umani e non. Mi spiego meglio: il problema dell’immigrazione c’è ma non consiste nella presenza di profughi (Vauro non a torto li definisce «deportati»), bensì nell’incapacità dell’Italia e dell’Europa intera di gestire questi arrivi. Come si fa a lasciare più di 100 persone (ma anche se fosse una non cambierebbe nulla) sugli scogli a Ventimiglia? Lei dice che quelle persone sono accampate «ad approfittare della gentilezza di noi italiani», ma secondo lei era questo l’obiettivo che avevano quando sono partiti? Sono fuggiti dalla guerra e dalla fame per passare il resto della loro vita come cozze su uno scoglio? Mi permetto di dissentire: a parte il fatto che 1. gli immigrati suppliscono i figli che noi italiani non facciamo ma di cui avremmo bisogno per pagare le pensioni ai «vecchi»; 2. ammesso e non concesso che quelli sugli scogli di Ventimiglia siano dei cialtroni o dei nullafacenti, non trovo colpa che meriti una punizione così severa; a parte tutto questo, quale paese civile, quale paese sviluppato, quale paese democratico acconsente in silenzio a tutto questo?
Cordiali saluti

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Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all'Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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